Ci sono delizie gastronomiche che sono tutt'uno col contesto. Non si possono separare da un panorama, da una strada, da una sapiente mano che li prepara con una esperienza decennale o forse più, tramandata di padre in figlio. Quello che oggi si chiama finger food cibo da mangiare con le mani o street food, cibo da strada, a Napoli è qualcosa di più. È un momento di contemplazione e di estasi culinaria da gustare mentre tutt'intorno la città brulica, pulsa, si muove caotica e come pietra porosa di tufo assorbe e restituisce la sua energia positiva a chi la vive senza pregiudizi, senza schemi precostituiti. E dunque buttiamoci in questo "gomitolo di strade" e gustiamo quello che, a sorpresa, alcune zone forse non notissime o frequentatissime da turisti a Napoli, possono offrire dal punto di vista culinario: ecco le 10 delizie partenopee tra i vicoli.

#1 Le sfogliatelle di Attanasio alla Ferrovia.

C'è chi, da fuori sede universitario o pendolare, se le ricorda ancora a distanza di decenni: le sfogliatelle (ricce o frolle, fate voi), ma pure le Santa Rosa con crema e amarena, l'ormai introvabile torta "migliaccio" e pastiera, pastiera, irrimediabilmente pastiera. Andate da Attanasio (vico Ferrovia 1) apre alle 6.30 del mattino. Rassegnatevi: ci sarà sicuramente da aspettare qualche minuto in fila, c'è un via vai continuo di persone. Non recatevici il lunedì con l'intenzione di mangiare una frolla, è l'unico giorno della settimana in cui Attanasio è chiuso.

#2. La pizza fritta della Masardona.

Se non hai mai mangiato un ‘battilocchio' della Masardona non puoi dire di aver davvero gustato tutto quello che c'è di buono a Napoli. La pizza fritta della Masardona ha un effetto inconfondibile sul neofita che la guarda stupefatto. La pasta si gonfia all'inverosimile, pare quasi scoppiare e alla fine, dopo aver gustato la delizia sfidando le temperature in pochi bocconi (magari accompagnata dal bicchierino di Marsala all’uovo) il commento finale è sempre lo stesso: «È leggerissima!». Per trovare la Masardona bisogna andare di mattina (tranne il sabato in cui è aperta pure dalle 18.30 alle 22) fino alle 15.30 in via Capaccio Giulio Cesare, 27, una delle traversine del dedalo di vicoli alle spalle della Ferrovia, in zona corso Arnaldo Lucci.

#3 Il brodo di purpo di Enzuccio in via Rosaroll.

Via Cesare Rosaroll è una strada che non dorme mai. Collega Porta Capuana alla zona più alta, quella di via Foria, brulica di immigrati e negozietti d'ogni tipo – dal pakistano che vende birra e patatine agli internet point – aperti anche fino a tarda notte. Enzuccio, Vincenzo Grossi, figlio di Carlucciello, è figlio d'arte: il padre era un noto pescivendolo della zona e il figlio ne ha ereditato il mestiere. Si ripropone in chiave moderna con la moglie Tania in un commercio che non offre solo il pesce fresco ma anche il classico cuoppo di frittura realizzato al momento e un classico del finger food partneopeo: il brodo di purpo. Acqua, polpo grosso tagliato in "ranfetelle", peperoncino e pepe a volontà, sale e un poco di olio. Si beve in tazze: i nonni lo prendevano soprattutto durante i periodi freddi e per combattere il raffreddore forte. Eccezionale.

#4 Un cuoppo alla Friggitoria Fiorenzano alla Pignasecca.

Anno 1924. La tripperia e trattoria Le Zendraglie apre i battenti. Da allora la famiglia Fiorenzano non si è più fermata e alla Pignasecca gli odori che investono chi si insinua nelle affollate sono a dir poco irresistibili. Montanare, zeppoline, panzarotti, palle ‘e riso (bianche e rosse), polenta fritta e chi più ne ha, ne metta. Quello con Fiorenzano è diventato per molti un appuntamento fisso della giornata, per alcuni addirittura quotidiano. Non resta altro che andare a stomaco vuoto e rimpinzarsi.

#5 I taralli di Leopoldo in via Foria (ma non solo)

A Napoli il tarallaro per eccellenza era Furtunato, quello della celebre canzone di Pino Daniele. Lo storico ambulante non c'è più e ora a Napoli se dici tarallo dici Leopoldo: la sede di via Foria, di fronte lo splendido Orto Botanico è quella più conosciuta dagli appassionati ma non è l'unica. Nzogna e pepe, mandorle non pelate: manca solo una bella birra ghiacciata. E per gli appassionati del genere di recente è nato anche il tarallo per vegetariani.

#6 Il biscotto all'amarena e il pane di Rescigno.

Ci sono certe cose di Napoli che vanno scoperte. Quasi stanate. Chi conosce l'incrocio tra via Foria e via Cirillo (anzi ‘a strada Cirillo, come la chiamano gli anziani), crocevia cruciale per il traffico partenopeo, sa che passandoci a piedi, in alcune ore del giorno può essere investito letteralmente da un odore straordinario di pane appena cotto. Basta seguire l'olfatto per trovare, all'interno di un palazzo col portone sempre aperto, il panificio Rescigno. È Rescigno anche l'adiacente bar che offre uno straordinario biscotto all'amarena. Si tratta d'una delizia che i panifici realizzavano un tempo con gli avanzi di frolla e pan di spagna. Un dolce semplicissimo, gustoso e come tutte le cose apparentemente semplici bisognoso di una mano esperta in realizzazione e cottura.

#7 Una granita da Lello a Porta Capuana.

Se attraversate l'incrocio tra l'ex Pretura e il corso Garibaldi di sera, specie nei weekenk, vi sorprenderete della folla che si assiepa intorno a un chioschetto. Che venderà mai? Molto semplice: granite. Ma granite così buone che poi uno alla fine non ne può fare più. Lello a Porta Capuana è una isstituzione: frutta di stagione e realizzazioni che ricordano da vicino le gigantesche granite siciliane.

#8 Un piatto all'antica Tripperia ‘o Russ.

Anche in questo caso trattasi di un posto ubicato non nelle classiche strade del centro antico. Bisogna andare in piazza Carlo III e poi ancora più giù, nel cosiddetto quartiere ‘e San Giuvanniello (San Giovanni e Paolo, via Sant'Eframo Vecchio). La tripperia di Aniello Daniele e figli, attiva dal 1945 è un esperienza difficile da dimenticare: non solo trippa sale limone, ‘o pere e ‘o muss (piede e muso di maiale) e ‘a carna cotta ma anche con sugo e patate. "La fonte della trippa di vitello", come si definisce, non delude. Anche se non vi appassiona l'alimento, almeno una volta va provata. Ne vale la pena.

#9 Una bibita da Aurelio alla Torretta.

Un classico d'estate: dopo una mangiata particolarmente abbondante o con l'afa che non regala tregue cosa c'è di meglio d'una bibita dissetante da Aurelio alla Torretta? Alla fine della Riviera di Chiaia, di fronte al consolato americano, Aurelio è una istituzione. Arance e limoni freschi, uno straordinario digestivo come la limonata col pizzico di bicarbonato oppure il celebre "Americano", cocktail analcolico e frizzante (granita di limone, latte di mandorle e amarena, arancio, selz, bicarbonato in dosi perfette e equilibrate). Da non perdere, anche d'inverno.

#10 La zuppa di cozze da Corrado.

"Incastrato" su una scalinata, tra un benzinaio e una chiesa, in via Michele Tenore, zona via Foria vicino all'Orto Botanico, il ristorante da Corrado non spicca per il servizio o per l'ubicazione. Ma chi ci è stato non si è mai lamentato del cibo, impegnato com'era a finire la gigantesca zuppa di cozze, magari anticipata da una corposa fritturina e innaffiata da vino bianco e seguita da un sautè di vongole. Insomma, una esperienza da provare.