in foto: Fumarole sul Vulcano Solfatara, a Pozzuoli

L'eruzione potrebbe essere più vicina. Gli studi ci dicono che i Campi Flegrei possono eruttare da un momento all'altro. Non è vero, basta creare inutili allarmismi e speculare sulla paura della gente. Sono anni che, a noi che abitiamo nei cosiddetti Campi Flegrei, zona ricca di storia e di cultura, sì, ma anche interessata dalla caldera vulcanica più pericolosa d'Europa, ci avvertono sulla pericolosità dell'attività che si verifica letteralmente sotto i nostri piedi. Negli ultimi mesi, però, gli studi si sono moltiplicati e non tutti vanno nella stessa direzione: le persone devono essere informate, per carità, sui pericoli della zona in cui abitano, ma devono anche sapere quali di questi sono reali e quali invece no, senza avere paura di ogni cosa. E, soprattutto, devono acquisire la consapevolezza di avere una alternativa, nel momento in cui la cucina o il salotto saranno lì lì per esplodergli sotto la suola delle scarpe.

Perché la gente ha paura, ve lo assicuro. Io che abito sì e no a 7-8 chilometri dal centro della caldera, lo ascolto, ma non solo. Sui gruppi Facebook dedicati a Pozzuoli, sulla quale veglia il Vulcano Solfatara, ad ogni boato, ad ogni minimo sussulto della terra, i cittadini si interrogano, e la prima ipotesi è sempre la stessa: notizie da chi abita in zona Solfatara? Sono i Campi Flegrei? Il governatore De Luca, ieri, ha tuonato: "Basta speculare sulla paura". Oggi, Giuseppe De Natale, ricercatore Ingv e direttore dell'ultimo studio pubblicato su Nature Communications, ci ha tenuto a ribadire che "la stampa e l'ambiente accademico hanno fatto troppo rumore, creando inutili allarmismi". Hanno tutti ragione. Il punto non è questo. Nessuno mette in dubbio che un reale pericolo esista. La questione irrisolta è un'altra: nel caso di una eventuale eruzione, esiste un piano di emergenza e di sicurezza per la vastissima popolazione che abita i Campi Flegrei?

La mappa della caldera dei Campi Flegreiin foto: La mappa della caldera dei Campi Flegrei

In sostanza, l'amministrazione regionale e quelle comunali, la Protezione Civile, cosa hanno fatto per garantire la nostra sicurezza, nel caso i flussi piroclastici (miscuglio di gas e sostanze solide) dovessero investirci tutti? Qui andrebbe aperta una piccola parentesi. Si potrebbe dire cosa non hanno fatto, per esempio, in materia di edilizia, concedendo sempre nuove autorizzazioni ad edificare e non vigilando sul dilagante fenomeno dell'abusivismo. Con il risultato che, ad oggi, centinaia di migliaia di persone (circa 700mila secondo le stime ufficiali, ma temo che il numero sia maggiore) non saprebbero dove andare in caso di catastrofe. Ad ora, infatti, sono state identificate solo la zona rossa, ovvero quella più soggetta ai flussi piroclastici (Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, insieme a parte di Giugliano, Melito e a quartieri di Napoli come Soccavo, Pianura, Bagnoli, Fuorigrotta, Posillipo, Chiaia, San Ferdinando, Vomero, Arenella e Chiaiano), e la zona gialla, quella teoricamente "meno a rischio", che consta di altri 6 comuni e 24 quartieri di Napoli. Oltre a questo, però, il piano di evacuazione della Protezione Civile, in sostanza, non è cambiato molto dai tempi del bradisimo degli anni Settanta e Ottanta: i cittadini sanno dove andare fisicamente, ma non ci sono linee guida che gli dicano come farlo. Vivere nella paura è sicuramente sbagliato, ma morire come animali in gabbia di certo non è una prospettiva più allettante.