L'eruzione dei Campi Flegrei potrebbe essere ben più imminente di quanto ritenuto finora. A sostenerlo, in un nuovo studio pubblicato sulla rivista ‘Nature Communications', gli studiosi Christopher Kilburn, Giuseppe De Natale e Stefano Carlino. Nell'articolo dal titolo ‘Progressive approach to eruption at Campi Flegrei caldera in southern Italy', i ricercatori dell'University College of London  e dell'Osservatori Vesuviano dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, studiano in modo nuovo l'analisi del comportamento sismico e bradisismico dell'area vulcanica alle porte di Napoli.

Sono 67 anni che l'area della caldera è in movimento, tra fenomeni di sollevamento del suolo e piccoli sismi. Fenomeni che potrebbero preludere ad un'eruzione simile a quella del 1539 che portò alla formazione del cono vulcanico del Monte Nuovo. Dopo un periodo particolarmente intenso tra gli anni '70 e '80, la caldera ha ricominciato le sue attività con maggiore intensità dal 2005.

In poche parole secondo gli studiosi in questi anni, sotto le continue sollecitazioni, le rocce in profondità avrebbero cominciato ad diventare ‘fragili', facendo diventare più probabile un'eruzione. “Quanto l’attuale condizione dei Campi Flegrei sia vicina al punto critico dipende molto dallo stato fisico attuale del sottosuolo flegreo. Calcolare, quindi, con precisione il reale stato fisico delle rocce profonde ai Campi Flegrei è una priorità per la ricerca futura. Un obiettivo cruciale che può essere raggiunto in maniera efficace grazie a perforazioni profonde che possono esplorare direttamente le proprietà ‘non elastiche’ del sistema. Questo nuovo modello interpretativo rappresenta un’importante evoluzione rispetto ai metodi di previsione delle eruzioni, essenzialmente empirici, utilizzati finora”, ha spiegato a Le Scienze Giuseppe  De Natale.