La morte di Jannis Kounellis, avvenuta a Roma il 16 febbraio 2017, ci priva di un artista, protagonista di quella corrente definita "arte povera" che a Napoli ha lasciato il segno in molti luoghi. Una vera passione, quella dell'artista greco della Transavanguardia per la Campania: già nel 1968 egli partecipava alla rassegna “Arte Povera + Azioni Povere” agli Antichi Arsenali di Amalfi; l'anno seguente realizzava importanti lavori presso la galleria di Lucio Amelio (‘Terrae Motus' a Caserta) e in spazi pubblici. Kounellis lavorò molto in città: la grande installazione di fine anno in piazza Plebiscito (1996) con una lunga lastra di metallo sulla quale brillavano fiammelle alimentate da bombole a gas e i vecchi armadi sospesi in aria; in via Ponte di Tappia (1998) l'installazione permanente del traliccio con mulino  e una stanza di opere all'interno del museo Madre (2005).  C'è una sua installazione anche all'interno del Museo di Capodimonte, al terzo piano.

Traccia visibile del passaggio di Jannis Kounellis all'ombra del Vesuvio è un'opera nella stazione della metropolitana in piazza Dante. Sua è l'installazione coi pezzi di rotaia sotto cui vi sono state incastrate scarpe a simboleggiare l'incessante fluire dei pendolari e delle loro vite, opera che i napoletani da subito hanno ribattezzato ironicamente «'a scarpiera».

L'ex sindaco di Napoli Antonio Bassolino che da sindaco prima e governatore poi per le stazioni della metro dell'arte curata da Achille Bonito Oliva volle opere di Kounellis così come per le installazioni al museo Madre di via Settembrini all'epoca in cui era guidato da Eduardo Cicelyn, ha ricordato l'artista scomparso con un tweet.