Entrambi convinti che lo scontro sia l'elemento qualificante del fare politica, Luigi De Magistris e Vincenzo De Luca si sono sopportati per qualche tempo. All'inizio il governatore doveva metter piede a Palazzo Santa Lucia e creare la sua rete e il sindaco doveva prepararsi alla ricandidatura. Ora che le elezioni sono (relativamente) lontane e che entrambi coltivano nuove ambizioni  – De Luca di essere leader della Campania e ricandidarsi, De Magistris di metter su un movimento meridionale e candidarsi alla Regione – il momento dello scontro è arrivato e nessuno dei due si è fatto trovare impreparato. Vicenzo affonda, Giggino replica. E viceversa. Una volta è sugli ospedali, dove Palazzo Santa Lucia ha tutte le competenze, un'altra volta è sulla videosorveglianza dove dipende tutto da Palazzo San Giacomo. Poi il terreno spinoso e doloroso dell'assistenza e trasporto dei disabili, il balletto di cifre tra una amministrazione e l'altra. De Luca dipinge De Magistris come un politico incapace di amministrare la città, il sindaco tratteggia il governatore come un personaggio preoccupato solo di nomine e giochi di potere.

Chi ci rimette nel giochetto al massacro è ovviamente Napoli. Come si fa una città povera che dipende praticamente dai fondi europei a sopportare il litigio continuo e costante tra le due amministrazioni locali che dovrebbero governarla? Ogni atto diventa terreno di sfida, ogni trasferimento di soldi uno stillicidio, ogni progetto un elemento di polemica politica. È la prima volta che all'ombra del  Vesuvio si assiste ad un tale duello tra istituzioni da quando c'è l'elezione diretta del sindaco e del presidente della Regione.

Nessuno dei due mollerà. De Magistris ha un movimento politico da costruire e a cui dar visibilità; De Luca per carattere e per attitudine consolidata nel governo di una città prima e ora di una regione, non ha nessuna intenzione di porgere l'altra guancia. Cosa vedremo nei prossimi due anni se continuerà così è una guerra tra guelfi e ghibellini che nulla porterà di buono e che finirà per radicalizzare non solo le idee ma, ovviamente, anche le scelte dell'elettorato. Con conseguenze del tutto inaspettate.