Una storia, quella giunta alla redazione di Napoli Fanpage.it da un nostro lettore, che dimostra come il processo di integrazione sia ancora lontano e come la diffidenza – e perché no, anche la paura – impedisca alle persone di accorrere in aiuto di una persona considerata "diversa" magari soltanto per il colore della pelle. L'episodio è avvenuto, nella serata di ieri, alla stazione di Aversa, in provincia di Caserta, dove il lettore ha assistito al pestaggio di un ragazzo di colore da parte di una decina di altri ragazzi extracomunitari, trovandosi ad essere l'unica persona ad intervenire, nonostante ce ne fossero parecchie, per impedire che il linciaggio andasse avanti.

Arrivato alla stazione di Aversa scendo dal treno e mentre mi avvio all'uscita quando sento delle urla di un ragazzo che grida "Aiuto". Mi giro per capire cosa stesse succedendo e immagino ci sia una rissa, mi avvicino ma vedo una decina di ragazzi di colore che stanno massacrando di botte un altro ragazzo di colore. Questo povero ragazzo veniva bloccato da tre persone, mentre a turno si avvicinavano per picchiarlo dandogli pugni forti in testa (nelle tempie e sul cranio ma mai in faccia, sul naso o sulla bocca) e calci nello stomaco. Il tutto sui binari, con la possibilità che arrivasse un treno e li falciasse. Io stavo a un metro da loro e gli urlavo di smetterla provando a distoglierli, gli dicevo che stava arrivando la polizia, che dovevano andare via. Qualcuno si allontanava, li ho calmati per un po' ma poi sono tornati alla carica. Il tutto è durato credo 5 minuti, poi ho tentato di tirarlo a me e di liberarlo dalla presa di questi (che intanto gli avevano rubato portafogli e cellulare che aveva nel marsupio), così il ragazzo ha iniziato a correre verso l'uscita della stazione.

Il racconto del lettore prosegue poi sottolinenando l'assenza delle istituzioni e come tutta la scena, all'interno dello scalo ferroviario, si sia svolta nella totale indifferenza delle persone presenti sulla banchina. All'esterno, poi, il pestaggio è proseguito.

In tutto questo la Polfer era assente (pare che il presidio, ad Aversa, chiuda alle 20) e c'erano delle persone che poco lontano guardavano senza fare niente. Urlando verso di loro di chiamare carabinieri o polizia, sono uscito verso il piazzale di fronte la stazione dove il ragazzo era stato ripreso dal gruppo, che continuava a picchiarlo. Sono corso verso di loro e appena mi ha visto, il ragazzo aggredito si è lanciato verso di me e mi ha abbracciato. A quel punto ho iniziato a urlare verso il gruppo di andarsene e ho portato il ragazzo più distante. Dal momento che io ora ero completamente coinvolto, si sono avvicinati altri "italiani" che prima guardavano solo, per cercare di sedare la situazione, così gli aggressori si sono allontanati, spostandosi però solo più distanti (una decina di metri) Così, insieme ad altre 3, 4 persone siamo rimasti in attesa della polizia che è arrivata dopo 20 minuti.

Il racconto si conclude poi con il lettore che cerca di dare una spiegazione alla follia a cui non solo ha assistito, ma nella quale è stato coinvolto in prima persona.

Per quel poco che ho capito, da quello che ho visto e quello che hanno provato a spiegarmi altri ragazzi di colore presenti, gli aggressori erano nigeriani, l'aggredito guineano che forse vendeva il fumo senza il loro consenso.