in foto: Il lungomare di Napoli. Foto di Angela Marino

Rappresentano la saggezza popolare espressa in una lingua dai suoni dolcissimi e dal sapore antico. Sono i proverbi e modi dire della cultura napoletana. Alcuni resi immortali dal cinema, come quelli che hanno scandito le sceneggiature dei film di Totò, altri familiari per i Napoletani come l'odore del caffè, pronunciati da generazioni di nonni e arrivati quasi intatti fino a noi, tanto da risultare ancora attualissimi: ecco quali sono i 50 proverbi napoletani più belli.

#1. Ogne scarrafone  è bello ‘a mamma soja.

Chiunque, per quanto poco attraente, è bello agli occhi della propria madre. Un modo di dire reso famoso  (e accessibile anche a chi non parla il dialetto napoletano) dalla canzone dell'allora giovanissimo Pino Daniele, dal titolo "‘O scarrafone".

#2. Aniello ‘ca nun se pava nun se stima.

Anello, inteso come bene di valore, che si ottiene in regalo, quindi senza sforzo, non si apprezza, si tiene in poco conto proprio perché ottenuto facilmente. Si usa per sottolineare quando la fatica sprecata lasci apprezzare di più i risultati raggiunti o nel senso letterale dell'espressione, gli oggetti posseduti.

#3. L’amico è comme’ ‘o ‘mbrello: quannno chiove nun o truove maje.

L'amico è come l'ombrello, non è mai a portata di mano quando piove. Un amico è tanto necessario, quanto difficile da trovare, appunto, come il parapioggia quando c'è il temporale.

#4. ‘A meglio parola è chela ca nun se dice.

La parola migliore è quella che non si dice. Sottolinea quando il silenzio a volte, sia necessario e di gran lunga migliore di discorsi avventati. Un proverbio che invita alla prudenza, ripetuto spesso dagli anziani ai giovani per frenare la loro impulsività.

#5. ‘A lira fa ‘o ricco, a crianza fa o signore.

La lira (il vecchio conio, inteso metaforicamente come soldi) fa il ricco, ma la creanza (la buona educazione) fa il signore. Non basta essere ricchi per essere signori, sono i modi gentili e la buona educazione a distinguere un signore.

#6. A cuoppo cupo, poco pepe capa.

In italiano "nel", cuoppo, ovvero il cartoccio conico usato dai venditori ambulanti per incartare il polpo, "poco pepe capa", ossia "entra". Chi è sazio non può riempirsi di più. Più che un proverbio un scioglilingua dal suono non proprio eufonico. Fu Totò a usare questa espressione, simulando un divertente incepparsi della lingua, nel film "Chi si ferma è perduto".

#7. Giacchino mettette ‘a legge e Giacchino fuje ‘mpiso.

Gioacchino (Murat) istituì la legge e Gioacchino (stesso), fu impiccato. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Il proverbio si riferisce a Gioacchino Murat ucciso a Pizzocalabro in attuazione di una legge da lui stesso imposta.

#8. Ntiempo'e tempesta, ogne pertuso è puorte'

In tempo di bufera ogni pertugio è porto. In tempi difficili anche il più piccolo appiglio è una salvezza.

#9. Chi pecora se fa, ‘o lupo s’ ‘o magna.

Chi si fa pecora, il lupo se la mangia. Un anacoluto che significa che chi assume un atteggiamento dimesso, verrà sopraffatto dal più forte.

#10. Mannaggia ‘o suricillo e pezza ‘nfosa!

Mannaggia il topolino e lo straccio bagnato. Un nonsense linguistico che costituisce un'imprecazione a vuoto, usata per sostituire una blasfema o triviale.

#11. A' vita è n'apertura e cosce e ‘ na chiusura e cascia.

La vita è un’apertura di cosce e una chiusura di cassa. Questo proverbio si riferisce al ciclo vitale, che inizia con un rapporto sessuale e termina con la bara. C’è anche la versione “E’ megl’ n’apertura r’cosc’, ca n’apertur’ r’ casc’” (È meglio un’apertura di cosce che un’apertura di cassa) che ha un significato ben diverso: in questo caso la cassa è la dote della sposa. Il senso, quindi, è che è meglio avere risultati con facilità usando il sesso, che lavorare per guadagnarseli.

#12. Dicette o pappice vicino a’ noce, ramm’ o tiemp’ ca te spertose.

Disse il verme alla noce: dammi tempo che ti perforo. È un modo per dire che con tempo e costanza si raggiungono anche risultati che sembrano impossibili o molto difficili. Allo stesso modo il verme impiega tempo a rompere il guscio della noce, ma poi ne gusta il frutto.

#13. Dicette ‘o ciciniello vicino ‘o squal : “pur’io sò pesce”.

Disse il latterino allo squalo: “”pure io sono pesce”. Viene detto spesso ai bambini con troppe pretese. Il latterino è un pescetto minuscolo, ancora di più se paragonato allo squalo.

#14. S'è aunito ‘o strummolo ‘a tiriteppola e ‘a funicella corta.

Si sono uniti la trottola che gira fuori centro e lo spago corto. È un modo di dire che viene dai ragazzi di strada quando giocavano con le trottole. Oggi viene usato per indicare delle cose che non funzionano per una serie di fattori inestricabili.

#15. Chi nun sta ‘a sentì a mamma e pate va a murì addò nun sape.

Chi non sta a sentire madre e padre va a morire dove non sa. Questo proverbio si riferisce all’importanza di ascoltare i consigli dei genitori per evitare finali poco lieti.

#16. A chi parla areto ‘o culo ‘o risponne.

A chi parla alle spalle, il sedere gli risponde. Questo proverbio molto pittoresco sta a indicare che chi parla male degli altri alle loro spalle, avrà solo cattive risposte.

#17. ‘A collera è fatta a cuoppo, chi s' ‘a piglia schiatta ‘ncuorpo.

L’ira è come un cartoccio, chi la prova scoppia in corpo. È un proverbio che esprime bene la condizione del’iroso, che prima scoppia e dopo si affloscia facendo del male anche a se stesso.

#18. Chi chiagne fotte a chi ride.

Chi piange frega a chi ride. Si riferisce al fatto che chi piange sempre suscita pietà negli altri e ne riceve aiuto, mentre una stessa persona che affronta i guai col sorriso non chiede nulla agli altri, anche se alle volte si trova in una posizione peggiore di chi non fa altro che lamentarsi.

#19. Chi nasce afflitto more scunzulato.

Chi nasce pessimista, muore sconsolato. È un bel proverbio che invita tutti a prendere in maniera positiva la vita, perché in caso contrario, non possiamo aspettarci di essere felici.

#20. Co ‘a vocca chiusa nun traseno mosche.

Con la bocca chiusa non entrano le mosche. È un modo per dire che a volte è meglio tacere che parlare a sproposito.

#21. ‘A Cunferenza è padrona d' ‘a malacrianza.

Troppa confidenza porta alla maleducazione. È un proverbio che ci ricorda che, a volte, quando si ci sente troppo liberi con un’altra persona, si può finire con l’essere maleducati.

#22. A' lietto astritto, cuccate ammiezo.

A letto stretto addormentati in mezzo. Proverbio che ci dice che la solidarietà è sempre possibile, per quanto si sia nelle ristrettezze si può aiutare il prossimo.

#23. Meglio nu ciuccio vivo, ca nu duttore muorto.

Meglio un asino vivo che un dottore morto. È un modo per dire che non importa quello che sai fare, l’importante è agire perché si diventa inutili solo quando non si fa niente.

#24. Dicette Pulecenella: ‘Nu maccarone vale cchiù ‘e ciente vermecielle.

Disse Pulcinella: Un maccherone vale più di cento vermicelli. È un proverbio per dire che una persona capace vale più di cento incompetenti.

#25. Dopp' arrubbate, Pullecenella mettette ‘e cancielle ‘e fierro.

Dopo essere stato derubato pulcinella mise i cancelli di ferro. A volte si pone rimedio a una situazione quando è troppo tardi e il guaio è già stato fatto.

#26. E' asciuto pazzo ‘o patrone!

Il padrone è diventato pazzo. Più che un proverbio è un’espressione che si usa in particolare quando una persona offre a tutti i presenti.

#27. ‘E chiacchiere s' ‘e pporta ‘o viento; ‘e maccarune jengheno ‘a panza.

Le chiacchiere se le porta il vento; i maccheroni riempiono la pancia. È una versione napoletana del latino “verba volant, scripta manent”, che sta a significare l’inconsistenza delle parole.

#28. E deritte moreno pe' mmane d' ‘e fessi.

Gli intelligenti muoiono per mano degli stupidi. Questo proverbio mette in guardia dall’accompagnarsi con gli stupidi, perché possono danneggiare anche persone intelligenti.

#29. ‘E mmalatìe veneno a cavallo e se ne vanno ‘a ppère.

Le malettie vengono a cavallo e vanno via a piedi. Questo proverbio illustra come si ci ammali velocemente ma si guarisca con lentezza.

#30. E solde fanno venì ‘a vista ‘e cecate.

I soldi fanno tornare la vista ai ciechi. È un modo per dire che per soldi molti sono disposti a tutto, miracoli compresi.

#31 Dicette ‘o parrucchiano: "Fa chello ca te dico je e no chello ca facc' je"

Disse il prete: "Fa quel che dico, ma non ciò che faccio". Proverbio che esprime bene il classico predica bene e razzola male, perché spesso siamo bravi a fare discorsi e a dare consigli, ma quando si tratta di metterli in pratica…

#32 ‘E bizzoche prejano a Ddio e sfessano ‘o prossemo.

Le bigotte pregano Dio e sparlano del prossimo. Detto popolare che ci ricorda che non si deve mai parlare male o giudicare la condotta degli altri, anche se lo si fa in nome del proprio credo religioso.

#33 Quann' ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro.

Quando il mare è calmo, ogni stupido è marinaio. Il significato di questo proverbio è molto esplicito: quando le cose sono facili, siamo tutti bravi, ma le reali capacità si vedono nei momenti difficili.

#34 Chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme ‘o banco ‘e napule nun ne ‘mpegna.

Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non ne impegna. Un modo per dire molto sottile che non si devono fare promesse impossibili o raccontare bugie perché, come oggetti di poco valore, non vengono considerate attendibili.

#35 Storta va, deritta vene.

Storta va, diritta viene. Uno dei proverbi più ottimisti: a volte una qualsiasi cosa che sembra iniziata male o sbagliata, invece si rivela essere il modo migliore o giusto, o ha solo bisogno di un piccolo cambiamento per diventarlo.

#36 A mangià jamm bell e a durmì nisciun ce passa.

A mangiare andiamo bene e a dormire nessuno ci supera. Proverbio che si usa per dire che a far festa o a dormire siamo tutti molto bravi.

#37 Frije ‘e pisce e guarda ‘a jatta.

Friggi il pesce e guarda la gatta. Detto popolare che ci ricorda di goderci ciò che abbiamo, ma non di abbassare la guardia verso chi potrebbe togliercelo.

#38 Dicette ‘o puorco all'aseno: tenimmece pulite!

Disse il porco all’asino: teniamoci puliti! È un po’ come dire che il bue chiama cornuto l'asino. Il maiale che si rotola nel fango dice all’asino, un animale pulito, di pulirsi.

#39 Attacca ‘o ciuccio addò vo' ‘o padrone.

Lega l’asino dove vuole il padrone. Proverbio napoletano che ci ricorda la necessità di adeguarci alla volontà altrui, specie se si tratta di un nostro superiore, sul lavoro ma anche in famiglia coi genitori.

#40 Quann' ‘o peducchio saglie ‘ngloria, perde ‘a scienza e ‘a memoria.

Quando il pidocchio sale in gloria, perde la ragione e la memoria. Detto popolare per dire che quando una persona viene a facili ricchezze, dimentica com’era la povertà e prende a ostentare il proprio benessere in comportamenti frivoli.

#41 Faccia tosta campaje, faccia moscia murette.

La faccia tosta visse, il timido morì. Nella vita c’è bisogno di faccia tosta, ovvero di essere sfacciati, altrimenti si muore di fame e si soccombe.

#42 Nun sputà n'ciel, ca n'facc te torn!

Non sputare in cielo perchè in faccia ti torna. Questo proverbio ha sia un riferimento al divino, verso il quale non bisogna mai bestemmiare, ma anche in generale nella vita non si deve “sputare” in maniera figurata sulle cose buone perché se ne avrebbe danno.

#43 ‘A femmena bona si è tentata e resta onesta… nun è stata bona tentata!

La donna bella se è messa in tentazione e resta onesta… non è stata tentata bene! Proverbio che risente della cultura dell' epoca verso le donne, ma che ancora oggi ci ricorda che anche il più onesto, se messo in tentazione, sia spirituale che carnale, può cedere se ben lusingato.

#44 ‘O pesce fete d' ‘a capa.

Il pesce puzza dalla testa. Un detto popolare per dire che quando qualcosa non va, in uno stato, in una’zienda ma anche in famiglia, la colpa è sempre di coloro che prendono le decisioni.

#45 ‘O scarparo porta ‘e ppeggio scarpe.

Il calzolaio porta le scarpe peggiori. Qui il calzolaio non è colui che aggiusta le scarpe, ma l’artigiano di una volta che le faceva a mano. Spesso non aveva il tempo e i soldi di curare le proprie calzature, così le uniche calzature trascurate erano proprio le sue.

#46 ‘O sparagno nun è maje guadagno.

Il risparmio non è mai guadagno. Quante volte per risparmiare abbiamo comprato qualcosa che è durato pochissimo così da costringerci a tornare in negozio. Questo proverbio napoletano ci ricorda proprio che a volte è meglio non risparmiare per guadagnare.

#47 ‘A gallina fa ll'uovo e a ‘o gallo ll'abbruscia ‘o mazzo.

La gallina fa l’uovo e al gallo brucia il sedere. Un proverbio per dire che spesso uno lavora e un altro si lamenta della fatica.

#48 Acqua cà nun cammin fa pantano è fet.

Acqua che non cammina, fa pantano e puzza. La saggezza popolare ci dice di non fidarci delle persone che stanno zitte e non dicono apertamente la loro, ma poi tramano nell’ombra per danneggiarci facendo uscire il loro marcio interiore.

#49 Ogni capa è ‘nu tribunale.

Ogni testa è un tribunale. È un modo per dire che siamo sempre tutti pronti a emettere sentenze e giudicare gli altri.

#50 ‘A gatta, pe gghì ‘e pressa, facette ‘e figlie cecate.

La gatta per andare di fretta fece i figli cechi. Questo proverbio ci ricorda che la fretta non è mai una buona consigliera. Meglio metterci il giusto e fare le cose bene.