in foto: Manifestante durante la protesta anti–Salvini a Napoli / Cantile– Lapresse

Sabato 11 marzo 2017 sarà ricordato nella storia recente come il giorno in cui a Napoli persero tutti. Ha perso Matteo Salvini, che dopo aver macinato odio per anni in tutt'Italia si è ritrovato accerchiato come mai, nella prima grande manifestazione meridionale contro la Lega Nord e il suo linguaggio xenofobo. Oggi Salvini ha capito che il suo movimento politico è di caratura macroregionale e che l'accordo con Forza Italia gli serve, eccome, per arrivare al Sud alle elezioni Politiche.
Ha perso Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli. Che nel tentativo di fare il leader meridionale si è trovato politicamente minuscolo davanti ad una piazza che intanto diventava ingovernabile ed ha deciso di non scendere nemmeno in corteo dopo aver soffiato sul fuoco della polemica per giorni, pur indossando una fascia tricolore e ricoprendo il ruolo istituzionale di sindaco della terza città d'Italia.
Ha perso la prefettura di Napoli. Carmela Pagano, il nuovo prefetto partenopeo doveva affrontare con più forza nel comitato per l'Ordine e la sicurezza il blocco politico comunale ed evitare il tira e molla sulla Mostra d'Oltremare. Doveva evitare che fosse il ministro dell'Interno Marco Minniti ad intervenire da Roma per ristabilire il diritto a manifestare da parte dell'esponente leghista.
Ha perso il management della Mostra d'Oltremare. Donatella Chiodo e Giuseppe Olivero stracciando un contratto per l'utilizzo della sala da parte dei leghisti (ma non l'avevano letto prima?) hanno dimostrato una totale dipendenza dall'Ente Comune. Dunque ci si chiede: sono in grado di gestire una struttura complessa come la Mostra d'Oltremare?

Hanno perso, infine, i manifestanti del ‘blocco duro'. Hanno sfasciato strade di Fuorigrotta, terrorizzato i residenti, messo a ferro e fuoco il quartiere. Dando così la possibilità ai leghisti e al resto d'Italia che ha visto quanto accaduto di arrivare perfino a solidarizzare con Salvini. Sarebbe stato meglio vedere il leghista isolato, in una sala semi vuota, inondata da pernacchie eduardiane a vomitare parole d'odio in una città d'amore.