Venti euro. Il conquibus è una banconota color celeste che a stento serve per entrare e uscire da un supermarket assicurandosi pranzo e cena. Venti euro è il prezzo di quattro vite messe a repentaglio, tre di giovani immigrati africani, una di una bambina di 10 anni colpevole di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Venti euro, i soldi del pizzo preteso e non pagato dai senegalesi nel mercatino della Duchesca, è la cifra alla base del raid che ha portato al ferimento dei tre ambulanti e della bimba, i cui autori sono stati arrestati oggi. L'estorsione era imposta «per poter esercitare liberamente la propria attività commerciale» scrive la Procura di Napoli. Ma di libero non c'è nulla in una città in cui si uccide per pochi spiccioli pur di mantenere il controllo totale d'ogni commercio. E qualcuno si permette pure di dire che non è così, che è "speculazione" parlare in questi termini della città?

È la camorra pezzente: oltre le rappresentazioni a mezzo fiction e serie televisive,  è questa la vera faccia dell'organizzazione criminale che militarmente controlla tutto, dal grande magazzino col brand in franchising alla più povera delle bancarelle con borse e indumenti falsi.

È l'antitrust dell'illegalità: uno degli arrestati era armato di una mazza di ferro pronto a menare per garantire una sua singolare concezione di concorrenza e libero mercato. Il clan Mazzarella, infatti, era convinto che gli stranieri, praticando prezzo più bassi, alteravano il mercato riducendo gli introiti dei venditori ambulanti italiani. «Prima gli italiani», insomma. Un mantra che abbiamo imparato a conoscere bene, in Italia, declinato su più fronti.