Citato da cronisti e scrittori, cantato dalle grandi voci della tradizione napoletana, ritratto dai più grandi artisti, amato e odiato, icona contemporanea. Di Masaniello, il pescatore rivoluzionario, il capo popolo, l'agitatore delle folle, lo scugnizzo ribelle, tanto si è detto e si è scritto. Ma rimane ancora qualcosa che non si sa su questa figura tanto controversa, nato, d'altra parte, in una città dove le contraddizioni sono lampanti, sfacciate, evidenti e chiare. E allora cosa ancora c'è da sapere su questo personaggio storico? Tanto per iniziare non tutti conoscono la figura della moglie di Masaniello e la sua condotta non proprio esemplare o ancora chi sa quali sono i luoghi di Napoli in memoria del grande rivoluzionario? Quali furono le reali cause che lo condussero alla follia? Se siete curiosi di avere una risposta tutti questi interrogativi, queste otto curiosità su Masaniello, esaudiranno la vostra sete di conoscenza.

Le sue ultime parole prima di morire.

Nonostante gli insulti, nonostante l'imminente fine che lo avrebbe aspettao, Masaniello poco prima di morire, affacciato alla finestra di casa sua, iniziò il suo ultimo discorso con le parole" Popolo Mio, ti ricordi, popolo mio, come eri ridotto". Così si rivolgeva  allo stesso popolo che lo aveva acclamato per poi decretarne con la stessa rapidità la fine del suo regno e della sua vita, in entrambi i casi prematuramente.

I pittori che lo ritrassero.

Aniello Falcone, Salvator Rosa, Micco Spadaro e Andrea di Leone, questi i celebri pittori che rappresentarono Masaniello e le vicende della rivolta nei loro dipinti. Alcune opere sono sopravvissute e attualmente sono conservate all'interno del Museo di San Martino.

L'abito di argento.

Al culmine del suo delirio di onnipotenza, Masaniello si fece confezionare un abito con filigrana e placche in puro argento, che indossò per il suo ultimo comizio, dal pulpito della Chiesa del Carmine.

I luoghi di Masaniello.

I luoghi che ha vissuto, i luoghi in cui ha conosciuto la fame e la fama, i luoghi in cui è stato acclamato e quelli in cui è stato seppellito. Tanti sono a Napoli i luoghi in memoria di Masaniello, tra cui la  lapide nella Chiesa del Carmine, una statua nel chiostro ed una piazzetta a suo nome. Secondo alcuni, il corpo fu fatto riesumare da Ferdinando IV per timore che il mito di Masaniello potesse rinascere. Secondo un’altra ipotesi, formulata da Ambrogio de Licata, i resti di Masaniello si troverebbero oggi poco distante dalla chiesa, nell’area occupata dal porto, a circa dieci metri di profondità.

La strada che non c'era.

A Masaniello sono state intitolate centinaia di strade e piazze in diverse città italiane, persino a Sesto San Giovanni,  ma, nessuna a Napoli. Almeno questo accadeva  fino agli anni settanta, un paradosso tipico del capoluogo partenopeo, che denunciò anche lo scrittore Luciano De Crescenzo tra le righe del suo celebre romanzo "Così parlò Bellavista" del 1977. Ma a volerla dire tutta,  esisteva una via Masaniello proprio a sud di piazza del Mercato, aperta cento anni prima della denuncia di De Crescenzo: 1877. La strada fu, però,  cancellata dalla costruzione del palazzo Ottieri, imponente casermone frutto degli anni della speculazione edilizia, sorto nel 1958. E come spesso accade, si cercò di correre ai ripari tardivamente, dedicando al pescivendolo rivoluzionario, Comunque, la piccola piazzetta proprio ai piedi del palazzo Ottieri.

La moglie di Masaniello.

Meno nota del suo consorte ma ugualmente scaltra e avveduta, come tutte le donne del popolo. Masaniello sposò Bernardina Pisa nel 1641, una volta rimasta sola vedova  dovette prostituirsi per campare. Morì poi di peste, nel 1656. E cosa non si fa per amore, a quanto pare anche la moglie Bernardina fu arrestata per aver introdotto in città una calza piena di farina evadendo il dazio e  imprigionata per otto giorni. Per ottenerne il rilascio, Masaniello fu costretto a pagare un riscatto di cento scudi, che racimolò indebitandosi. Secondo la tradizione, fu proprio questo episodio a scatenare in lui il desiderio di vendicare la popolazione dagli oppressori.

La causa della follia.

La tradizione vuole che la presunta ‘pazzia' di Masaniello fosse causata dalla reserpina, un potente allucinogeno somministratogli durante un banchetto nella reggia. Questo forse per giustificae e spiegare i diversi segnali di squilibrio che manifestò al culmine del potere tra cui il lancio del coltello tra la folla, le interminabili galoppate; i tuffi notturni nel mare e l'insistere nel progetto strampalato di trasformare piazza del Mercato in un porto, e di costruirvi un ponte per collegare Napoli alla Spagna.

Il Diario segreto di Masaniello.

Nero su bianco. I suoi pensieri, idee, progetti, paure e speranze. Anche Masaniello aveva un diario segreto in cui sono raccontati nel dettaglio i dieci giorni di rivolta, scritti dalle persone a lui vicino.  Lo scritto è custodito nella biblioteca della sezione San Tommaso D’Aquino della Facoltà Teologica di Capodimonte, donato  alla biblioteca circa due secoli dalla famiglia nobiliare dei Carafa.