L'hanno ribattezzato il "batterista rivoluzionario". E a ragion veduta. Del resto cosa c'è di più eversivo di uno che scorrazza in scooter, si ferma in un posto qualunque di Napoli, e bellebbuono si sbatte come un ossesso sui pochi elementi di batteria, in strada, urlando a squarciagola, con un accompagnamento musicale minimo, senza chiedere soldi, infondendo ritmo a giornate calde e fredde a veloci e stressate mattinate di lavoro o a passeggiate per guardare la città, per contemplarla così com'è o immaginarla come dovrebbe essere?

Ecco, questo è Mario, Marittiello, come chi frequenta il centro storico l'ha sentito chiamare. Il batterista rivoluzionario che con un motorino scassatissimo, due bacchette da batterista e tanta voglia di alluccare ha subito attirato curiosità e simpatie.

Uomo docile ma introverso. «Lui si cura così la depressione»: dicono quelli che lo conoscono da chissà quanto. Mario ha evidenti problemi. Problemi che ogni tanto ‘deflagrano' in strilli o in gestualità (mai violenta, nessuno l'ha visto mai avere un comportamento aggressivo). È figlio di una città che di elementi problematici ne ha tanti e spesso sono in giacca, cravatta e auto scura quindi non suscettibili d'attenzione da parte delle forze dell'ordine. Nella città eduardiana sarebbe affascinante discettare, oggi, agosto 2017, su chi è pazzo. Ma restiamo ai fatti.

Mario qualche giorno fa è stato, come si dice in gergo poliziottesco ‘attenzionato'. Lo scooter sequestrato e insieme a quello il suo ‘armamentario': due caschi da motociclista imballati con il nastro adesivo, una rudimentale sedia e un vecchio piatto di batteria. È, al momento (2 agosto) in un letto dell'ospedale San Gennaro al rione Sanità, sedato (queste sono le informazioni pubblicamente fornite dai parenti). Le forze dell'ordine avranno avuto sicuramente le loro sacrosante ragioni. Ma ora che si fa?

Si fa che (per il momento) ci si arrabbia. Nella città delle rivoluzioni annunciate e mai compiute poteva Mario il batterista rivoluzionario non avere un suo seguito su Facebook? E infatti una frequentatissima pagina sul social network ci rendiconta di quanto sta accadendo. «Gli hanno sequestrato la sua vita, la sua terapia contro la depressione, la sua musica, il suo piccolo mondo di sorrisi regalati per le strade di Napoli! Un uomo una storia semplice , uno scooter solo per fare della musica per divertirsi e divertire! Lo hanno sedato , lo hanno distrutto, ora è immobile in un letto di ospedale». Il percussionista caotico e improvvisato, l'uomo travagliato, tornerà in strada? Non si sa. Per ora in molti annunciano una colletta: compriamo un buon motorino a Marittiello, lo rivogliamo di nuovo in strada. Nonostante tutto e tutti.