La certosa di San Martino è un'antica struttura che si trova sulla collina del Vomero a Napoli, accanto all'altrettanto famoso Castel San'Elmo. È la seconda certosa, in senso cronologico, della Campania, dopo quella di San Felice a Padula. Esempio tra i meglio riusciti dell'arte partenopea, dopo l'Unità d'Italia ha assunto il titolo di monumento nazionale e dal 1866 ospita il Museo nazionale di San Martino, che conserva la storia artistica e culturale della città. Da qui, inoltre, si può godere di uno dei panorami più incantevoli sul Golfo e il centro storico. Ecco, di seguito, tutte le informazioni per visitare il sito, da come arrivare all'orario di apertura e ai prezzi.

Come arrivare alla Certosa di San Martino.

La certosa di San Martino si trova in Largo San Martino 5, nel quartiere collinare del Vomero, a Napoli. Vi consigliamo di raggiungere la struttura e il vicino Belvedere con i mezzi pubblici, data la difficoltà di trovare parcheggio nei dintorni con l'auto privata. Basta infatti prendere la linea 2 della metropolitana, scendere alla stazione di Montesanto e da qui ancora prendere la funicolare di Montesanto con fermata Morghen e proseguire a piedi per circa 6 minuti prima di arrivare a destinazione. In alternativa, potete prendere la linea 1 della metro e scendere alla fermata di Vanvitelli prima di camminare per circa 800 metri fino al luogo desiderato.

Prezzi e orari del Museo e certosa di San Martino.

in foto: Certosa di San Martino vista dal centro storico di Napoli (Wikipedia).

Il museo e la certosa di San Martino sono aperti tutti i giorni dalle ore 08:30 alle 19:30. Il sito resta chiuso tutti i mercoledì. Il biglietto di ingresso intero costa 6 euro, 3 euro invece il ridotto, riservato ai cittadini europei di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Entrano gratis gli under 18, gli insegnanti, gli over 65 e i soggetti diversamente abili, e tutti i visitatori ogni prima domenica del mese. Il sito, infatti, aderisce all'iniziativa #domenicalmuseo, promossa dal Ministero dei Beni culturali, che permette di visitare liberamente luoghi d'arte e archeologici statali proprio ogni prima domenica del mese. Per prenotazioni e ulteriori informazioni potete chiamare i numero 848.800.288 o 06.39967050 dall'estero e dai cellulari dal lunedì al sabato dalle 09:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 17:00, oppure visitate il sito dedicato.

Cosa vedere.

La pianta della certosa.

Pianta della certosa di San Martino (Wikipedia). in foto: Pianta della certosa di San Martino (Wikipedia).

Della certosa di San Martino si possono visitare numerosi ambienti aperti al pubblico. Eccoli di seguito

  • la chiesa, compresa la famosa sacrestia e le cappelle del Tesoro, in cui compaiono affreschi di Micco Spadaro del 1640, con la Caduta della Manna e Mosè con le tavole della legge, e di Viviano Codazzi che eseguì invece alcune decorazioni prospettiche. Qui si accede dal cortile monumentale che si trova subito dopo la biglietteria;
  • il refettorio, utilizzato dai monaci che qui vivevano come luogo di aggregazione in occasione di feste religiose: nella parete di fondo è collocata la grande tela di Nicola Malinconico raffigurante "Le nozze di Cana";
  • il presepe;
  • i chiostri, che sono due, quello dei procuratori e quello grande: il primo presenta al centro un pozzo in piperno opera di Felice De Felice, il secondo, invece, costruito per primo, è caratterizzato dalla presenza di otto sculture che circondano un pozzo in marmo;
  • i giardini, a cui è possibile accedere da una scala esterna agli appartamenti del priore, cioè il luogo dove abitava la guida spirituale della comunità certosina, da cui è possibile godere del panorama sul Golfo della città partenopea. Questi scendono dalla sommità di San Martino lungo la collina del Vomero, per arrivare all'altezza del corso Vittorio Emanuele;
  • i sotterranei, che rappresentano le fondamenta della certosa stessa e risalgono addirittura all'epoca angioina. Sono caratterizzati da lunghi corridoi e una successione di altri pilastri, custodi tra l'altro di circa 150 opere tra epigrafi e sculture databili dal XIII al XVII secolo.

Il museo nazionale di San Martino.

Dalla fine del 1800 la certosa di San Martino ospita anche l'omonimo museo nazionale, dove sono conservate opere che servono a raccontare la storia di Napoli dall'epoca borbonica fino al periodo successivo all'Unità d'Italia. Il polo si compone di numerose sezioni ospitate in diverse sale della certosa, tra cui gli ambienti del Quarto del Priore, la farmacia e il refettorio. A partire dal 2000 le collezioni sono visibili in un nuovo allestimento dei percorsi: Immagini e memorie della città (che ospita, tra le varie opere, anche la Tavola Strozzi, la prima rappresentazione della città di Napoli, che risale al 1472), Collezioni di Arti Decorative, Sezione Teatrale, Museo dell’Opera della Certosa, Quarto del Priore, Sezione di vedute della Fondazione Alisio, Spezieria, Sezione Navale.

Breve storia di San Martino.

Panorama di Napoli di notte dalla certosa di San Martino. in foto: Panorama di Napoli di notte dalla certosa di San Martino.

La certosa di san Martino fu fatta costruire nel 1325 sulla sommità del colle di Sant'Erasmo, oggi conosciuto come Vomero, da Carlo d'Angiò duca di Calabria, primogenito di Roberto d'Angiò, per donarlo all'ordine dei certosini, il preferito della casa reale francese. Gli architetti che lavorarono al progetto furono gli stessi che realizzarono il vicino castello di Belforte, poi ribattezzato Sant'Elmo. Fu inaugurata 3 anni più tardi, sotto il regno della regina Giovanna d'Angiò. È stata sede di una corrente artistica, quella barocca, che in questa città ha vissuto il suo massimo splendore sul finire del Seicento. La struttura fu dedicata a Martino di Tours, probabilmente per la presenza nel luogo di un'antica cappella preesistente a lui intitolata. Dopo vari lavori di ristrutturazione che si susseguirono nel corso dei secoli, soltanto alla fine del Settecento i monaci vennero allontanati dal sito dai giacobini. Vi ritornarono poco dopo e furono definitivamente espulsi nel 1866, quando alla certosa fu annesso il museo nazionale. Così, su richiesta di Giuseppe Fiorelli, archeologo e numismatico partenopeo, il sito divenne un bene monumentale di proprietà dello Stato italiano.