A distanza di circa due anni potrebbe essere stata fatta definitivamente luce sull'omicidio del baby boss Emanuele Sibillo, 20 anni, capo dell'omonimo clan di riferimento della cosiddetta "paranza dei bambini", ucciso a Forcella nel luglio del 2015. La Polizia di Stato ha infatti dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 5 persone: si tratta degli organizzatori, dei mandanti e degli esecutori materiali dell'omicidio, tutti appartenenti al clan Buonerba, famiglia vicina ai Mazzarella, in lotta per l'egemonia del quartiere napoletano proprio con le nuove e spietate leve Sibillo. I destinatari delle misure cautelari sono Antonio Amoroso, 22 anni; Gennaro Buonerba, 24 anni; Luigi Criscuolo, 24 anni; Andrea Manna 40 anni e Vincenzo Rubino, 23 anni. I cinque sono ritenuti responsabili anche del tentato omicidio, avvenuto nel 2016, ai danni di tre minorenni ritenuti contigui proprio al clan una volta retto da Emanuele Sibillo e dal fratello Pasquale – Lino  (attualmente detenuto).

L'omicidio del baby boss fu l'episodio cardine della faida, scattata proprio nell'estate del 2015, tra il clan storico e i nuovi antagonisti rappresentati appunto dalla "paranza dei bambini". Con l'uccisione di Emanuele Sibillo, la notte tra l'1 e il 2 luglio 2015, il gruppo dei Buonerba prese infatti il sopravvento sui Sibillo.

Il ruolo del pentito Overa.

Determinanti sono risultate, per l'attività investigativa, le intercettazioni, le riprese video e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Maurizio Overa, il quale ha confessato di avere preso parte all'organizzazione dell'omicidio del baby boss ospitando, tra l'altro, i complici nella sua abitazione.