Esiste una storia dentro la storia, nel delitto efferato di Vincenzo Ruggiero, il 25enne barbaramente ucciso, poi fatto a pezzi e murato in un box abusivo di Ponticelli, periferia est di Napoli. Ciro Guarente, il 35enne che ha confessato solo in parte quanto commesso condendolo di innumerevoli bugie, è stato arrestato per l'omicidio del ragazzo. Era geloso, di una gelosia furiosa. Una furia assassina che ha spezzato in maniera quasi impronunciabile una vita che si affacciava all'età adulta: il lavoro, gli amici, il coming out non facile, una amicizia speciale con Heven che era la compagna di Ciro, e in questa storia non è un dettaglio. Proprio Heven aveva offerto conforto e ristoro all'amico Vincenzo, quando per motivi personali aveva scelto di stare per un po' lontano da casa. Heven di anni ne ha 22, ma alle spalle ha un percorso di transizione costellato di solitudini e precarietà. A 17 anni, quando sente impellente la necessità di diventare una ragazza trans, scappa di casa. Ad accoglierla è proprio Ciro, che ha molti più anni di lei. Lei, minorenne, taglia i ponti con la famiglia e va a vivere questo amore che vuole supportarla. E lo fa anche economicamente, poiché è difficile che una ragazzina – in transizione, per giunta – riesca a mantenersi da sola.

La storia di Heven.

La storia dentro la storia di questo delitto è quella di Heven, che ha suscitato le attenzioni di tanti, spesso morbose. Di lei si è detto di tutto, al di là dell'inchiesta. Si è scavato nella sua vita in maniera certosina, con il tradizionale doppiopesismo italiano. Ed è stato scritto che si prostituiva, come del resto fanno tante ragazze trans (ma anche donne biologiche, uomini) alle quali è negato l'accesso al lavoro o che semplicemente scelgono ciò che reputano il meglio per sé. Prima, quando era maschio, era parrucchiere. Da donna trans, nessuno l'ha voluta. A noi racconta di voler diventare make up artist, di quelle brave, oppure di voler provare con la moda, "perché pare che le ragazze trans siano un po' più richieste, adesso". Comunque sia, la sua condizione esistenziale niente c'entrava con il delitto orribile nel quale è stata coinvolta. Coinvolta perché vittima anch'essa della gelosia omicida del killer, coinvolta perché legata a Vincenzo da un profondo sentimento di amicizia, o di "amore incondizionato", come ama descriverlo. Heven è coinvolta anche perché, tra tanti misteri ed elementi che non tornano in questo pasticciaccio, la sua testimonianza ha un valore certo: insieme al presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino, che pure conosceva la vittima, ha dato un contributo non trascurabile all'avvio dell'inchiesta lampo della Procura di Napoli Nord, condotta dai Carabinieri di Aversa, che ha portato all'arresto di Guarente. Ma questo, nessuno sembra ricordarlo. In tanti hanno sottolineato, invece, che Heven si prostituiva, delegittimandone la figura e l'attendibilità, in molti hanno lasciato intuire una presunta complicità ad oggi mai rilevata dagli inquirenti, qualche sito internet ha addirittura scritto che la ragazza era indagata per favoreggiamento. Elementi che, allo stato, gli inquirenti escludono.

Ma la furia criminale può investire chiunque e "Vincenzo non è morto perché gay, ma per gelosia, che non ha alcun orientamento sessuale": è quello che ha denunciato sin dall'inizio l'associazione Arcigay Napoli, che ha reagito al "martirio mediatico su di noi e su Heven" essendo invece "fondamentali alla risoluzione del caso, insieme alla famiglia e a quanti volevano bene a Vincenzo". "Questa è stata una tragedia che ha colpito fortemente la comunità lgbt – spiega Sannino  di Arcigay – perché Vincenzo era un ragazzo conosciuto e pieno di vita, come tanti ventenni, e una tragedia del genere poteva capitare a chiunque. Una parte importante della stampa ha reso questa circostanza ancora più drammatica perché ha iniziato a puntare il dito su un presunto ‘delitto gay' e quindi contro l'intera comunità lgbt quando invece proprio grazie alle denunce e ai membri della comunità insieme alla famiglia di Vincenzo, si è scoperta la verità su un delitto atroce. Ed Heven si è esposta più di tutti". E la madre di Vincenzo, Maria Esposito, alla fiaccolata per ricordare Vincenzo che si è tenuta a Ponticelli qualche giorno fa, ha chiesto all'associazione che al funerale di Vincenzo ci siano le bandiere rainbow,  proprio perché il ragazzo era orgogliosamente gay.

La giovane amica di Vincenzo ha ricordato in un'intervista esclusiva con Fanpage.it i tanti momenti di difficoltà ma anche di felicità passati con lui, ha ripercorso poi l'ansia nel sospettare del compagno Ciro Guarente. Un compagno che era stato già violento con lei, e che era vistosamente geloso dell'amico. Heven ha raccontato alcuni tra i momenti più drammatici nel raggiungere la verità sull'omicidio. Dall'8 Luglio, quando la ragazza torna da fuori città nella sua casa di Aversa dove ospitava Vincenzo, e non trova l'amico ad aspettarlo, fino all'arresto di Guarente e alla macabra scoperta del corpo. La ragazza denuncia subito la scomparsa di Vincenzo, insieme alla madre di lui. Poi racconta: da subito cerca indizi, un angosciante percorso verso una verità forse non così ostica ma comunque sconvolgente. Heven non trova più a casa gli effetti personali di Vincenzo, ma non crede fino in fondo a un allontanamento volontario. E infatti, dopo qualche giorno trova uno scatolone con i diari dell'amico. Lui non se ne sarebbe mai separato, conclude sicura. Con lei, a fare la scoperta, c'è Ciro Guarente, nei racconti abile dissimulatore di quanto ha compiuto e – forse – persino dell'orribile opera di occultamento dei resti che sta compiendo in quei giorni. Trascina la ragazza alle feste, cerca di manipolarla e convincerla a dimenticare, si dice certo che il ragazzo si sia allontanato di sua volontà, per "convenienza". Heven snocciola lucidamente una circostanza dopo l'altra.  Ma lei, racconta, è angosciata. Inizia a indagare e dopo un po' emerge un dettaglio inquietante: qualcuno avrebbe visto un ragazzo allontanarsi con delle valigie. Chi era? Inizialmente, nel ricordo della ragazza l'informazione descriveva Vincenzo. Poi cambia: le persone alle quali chiede di nuovo con apprensione, dopo qualche settimana dalla scomparsa, riferiscono che forse quella sagoma che si allontanava con delle valigie era proprio Ciro Guarente. Heven cerca conferme: a Fanpage racconta di aver sollecitato Ciro, di averlo messo alle strette fingendo di sapere, ma di non aver ottenuto nulla. Racconta anche di essere risalita, sempre insieme a Guarente, alla "fonte" dell'informazione, che però avrebbe negato tutto in un secondo momento. La ragazza decide comunque di denunciare: la prima volta non va a buon fine. Dai Carabinieri, finisce per volere accompagnarla proprio Guarente che però – racconta – l'aveva dissuasa e manipolata. Heven ci riesce alcuni giorni dopo, accompagnata da Antonello Sannino. Il resto è strettamente cronaca nera: il macabro ritrovamento, i poveri resti del ragazzo che mancano all'appello, la ricostruzione dell'intera dinamica del delitto e l'eventuale presenza di complici, dato che ancora sfugge nella sua completezza.