"Dopo il delitto, Ciro è stato a casa mia, mi ha abbracciato e mi ha baciato. Io lo conoscevo appena di vista, ma lui venne da me e fece questo gesto. Questo gesto mi fa schifo, sono piena di rabbia, non vivo più, non dormo più. Penso sempre a questa scena, fissa nella mia mente.Una cattiveria inaudita". E' sconvolta Maria Esposito, madre di Vincenzo Ruggiero, il 25enne, attivista lgbt, ammazzato per gelosia da Ciro Guarente, bersagliata da notizie terribili di ora in ora.

Il cadavere del figlio è stato ritrovato in un box affittato dall'omicida, all'interno di un autolavaggio abusivo di Ponticelli, quartiere della periferia Est di Napoli. Corpo fatto a pezzi e in parte sciolto nell'acido, mutilato con accanita crudeltà: non si trovano la testa e il braccio sinistro. Lo aveva murato nel box, forse completando l'indicibile opera lentamente: le testimonianze raccolte da Fanpage.it fanno riferimento a rumori indecifrabili, strani, sentiti dai residenti per almeno una ventina di giorni. Guarente, che ha confessato al termine di un lungo interrogatorio ma ha mentito su molte circostanze relative all'omicidio, è per ora l'unico indagato per omicidio volontario aggravato. Il movente è passionale: gelosia verso Vincenzo, che era ospitato da qualche tempo dalla sua fidanzata, una ragazza transessuale, Heven Grimaldi. Vincenzo ed Heven erano molto amici, passavano molto tempo insieme e la ragazza lo ospitava a casa sua da qualche tempo, dopo che il giovane si era rivolto a lei chiedendole un aiuto poiché aveva avuto un litigio con alcuni familiari.

La difesa della famiglia Ruggiero non crede che Guarente abbia fatto tutto da solo. Almeno per l'aspetto dell'occultamento del cadavere, un'operazione troppo complessa – oltre che crudele –  perché possa essere completata senza l'aiuto di qualcuno. E' certo di questo l'avvocato della famiglia Ruggiero, Luca Cerchia: "Per noi c'è un complice. E' molto difficile pensare che Guarente possa aver fatto tutto da solo, quanto meno nella fase successiva, forse il cadavere è stato trasportato addirittura in più occasioni, io non penso che possa essere così semplice procedere in una operazione così macabra, tra l'altro poi mantenendo una apparente lucidità, tranquillità e quasi spensieratezza. Lui un paio di settimane dopo è andato a un matrimonio, ha scherzato tranquillamente in un evento lieto, come se non fosse successo nulla. Sono aspetti che lasciano perplessi". Per la difesa della famiglia Ruggiero, è da chiarire poi l'aspetto della mutilazione: perché lo ha fatto? Voleva nascondere come è realmente morto Vincenzo? Al di là dell'efferatezza, l'avvocato poi si sofferma sulla prospettiva della premeditazione: "Gli stessi inquirenti sono rimasti molto provati da scene terribili", ammette il legale, che poi sottolinea la "grande umanità verso i familiari e il grande impegno" degli investigatori sul caso, "dal maggiore Forte dei Carabinieri di Aversa a tutta la squadra".

Sui poveri resti di Vincenzo è stata utilizzata una grande quantità di acido e l'operazione dell'occultamento è stata tutt'altro che semplice. Sull'ipotesi della presenza di un complice concorda anche la criminologa che segue la famiglia, la dottoressa Alessandra Sansone, che già durante le ricerche aveva sospettato una tragica fine per Vincenzo con la presenza di complici.