Ciro Guarente ha ammazzato Vincenzo Ruggiero con due colpi al petto. Due colpi di pistola: questo è quanto emerge dall'autopsia sul 25enne barbaramente ucciso e fatto a pezzi dall'omicida, che lo considerava suo rivale in amore, poiché in un momento di difficoltà veniva ospitato dalla compagna, Heven Grimaldi. Dove è accaduto davvero il delitto? Nella casa di Aversa, dove Heven abitava con l'amico Vincenzo e dove Ciro aveva aspettato la vittima per due ore, nel garage degli orrori dove ha smembrato il cadavere oppure altrove? Dov'è la pistola? E dove l'ha reperita Guarente, prima di uccidere Vincenzo sparandogli i due fatali colpi al petto? E' quello che stanno ricostruendo i Carabinieri di Aversa in queste ore, guidati dal maggiore Antonio Forte e diretti dal tenente Flavio Annunziata, coordinati dalla Procura di Napoli Nord.

In attesa degli esiti dell'esame balistico e degli esami tossicologici, l'attività investigativa va avanti spedita anche senza la collaborazione dell'arrestato, che resta in silenzio davanti agli inquirenti. Gli investigatori stanno interrogando a tappeto amicizie e conoscenze – spesso condivise – di vittima e carnefice, cercando di appurare se qualcuno fosse a conoscenza del fatto che Ciro Guarente possedeva una pistola. Arma che potrebbe essere stata reperita al mercato nero, traffico gestito per lo più dalla camorra.

Domani ci sarà la nomina del consulente balistico della Procura per appurare la traiettoria e la dinamica del delitto ma anche la provenienza dell'arma. Le armi di contrabbando, business curato integralmente dalla criminalità organizzata, vengono spesso utilizzate per altri delitti o reati e potrebbe essere questo il caso. Nei prossimi giorni, intanto, l'antropologo forense cercherà altri resti della povera vittima nel garage di Ponticelli dove Guarente ha fatto a pezzi, sciolto nell'acido e occultato il cadavere. La testa di Vincenzo non è stata ancora ritrovata.

Ma mancano tanti tasselli in questa storia orribile, che ha assunto ormai i connotati di un horror. Azioni indicibili sulla vittima, misteri sugli spostamenti dell'omicida, continui depistaggi fino all'emergere della verità con una mezza confessione, grazie anche alla deposizione di una testimone chiave, Heven Grimaldi. Intanto, nelle indagini difensive condotte dall'avvocato Luca Cerchia e dalla criminologa Alessandra Sansone, che assistono la famiglia della vittima, "sta emergendo in maniera chiara e inquietante il profilo psicologico di Ciro Guarente – spiega la criminologa Sansone – E stiamo ricostruendo i tasselli dell'intricata dinamica delittuosa". Ma per la difesa della famiglia ne mancano ancora altri, "che una testimone importante come Heven Grimaldi potrebbe aiutare a ricostruire".