I carabinieri di Aversa stanno eseguendo rilievi tecnici, una perquisizione,  nel garage di Ponticelli, periferia est di Napoli, e nella casa di Aversa dove, probabilmente, Vincenzo Ruggiero, attivista gay, è stato ammazzato da Ciro Guarente, che ha confessato l'omicidio il 28 luglio scorso, al termine di un lungo interrogatorio. Ma sono tanti gli interrogativi lasciati aperti da Guarente, che ha dichiarato di aver ucciso Vincenzo per gelosia nei confronti della compagna, la transessuale Heven Grimaldi: per l'arrestato, Vincenzo avrebbe battuto la testa e sarebbe morto accidentalmente e lui avrebbe gettato il corpo in mare. Poi la scoperta aberrante: il corpo del povero Ruggiero era stato fatto a pezzi, occultato in un box di un autolavaggio abusivo di Ponticelli, cosparso di acido e mutilato del braccio e della testa. Guarente è fino a ora unico indagato nell'inchiesta della Procura di Napoli Nord, condotta dai Carabinieri di Aversa. Intanto si stringe il cerchio nella ricerca di un possibile complice, almeno per quanto riguarda la fase dell'occultamento.

L'autopsia sul corpo di Vincenzo Ruggiero.

L'autopsia, effettuata ieri, dirà qualcosa in più su questo efferato delitto, la madre di Vincenzo si è sottoposta all'esame del Dna. Mentre ieri Heven Grimaldi, da subito testimone chiave dell'inchiesta, è stata ascoltata di nuovo in qualità di persona informata sui fatti. La stessa Heven, infatti, sentita dai militari il giorno prima dell'arresto del compagno, ha contribuito ad accelerare le indagini e all'arresto dell'omicida. Che, fino all'ultimo, ha detto bugie. Su Google cercava informazioni su come far sparire un cadavere, salvo mentire agli inquirenti durante gli interrogatori.