Il pastificio Rummo ha evitato il fallimento ed è stato ammesso al concordato preventivo in continuità. La storica azienda di Benevento, nata nel 1846, potrà regolarizzare la sua esposizione debitoria con i creditori e le banche – pari a 97 milioni di euro – nell'arco di dieci anni. Come riportato dal "Corriere della sera", il giudice delegato del tribunale di Benevento, Luigi Galasso, ha riconosciuto l'importanza dell'alluvione del 2015 nell'attuale stato di difficoltà del pastificio. L'azienda, come altre del Beneventano, nell'ottobre 2015 subì gravi danni a causa delle piogge torrenziali che devastarono il territorio del Sannio. La mattina del 15 ottobre lo stabilimento e i macchinari del pastificio furono investiti dall'ondata di piena del fiume Calore: circa quattro metri di acqua e fango sommersero i macchinari, facendo bloccare la produzione.

L'importanza dei social per la ripresa dell'azienda.

A risollevare lo spirito dell'azienda – e di tutto il territorio colpito dall'alluvione – contribuì anche la rete: sui social network partì infatti una campagna di solidarietà con l'hashtag "saveRummo" e lo slogan "l’acqua non ci ha mai rammolliti", che divenne ben presto virale. In tanti in tutta Italia furono invitati ad acquistare le confezioni di pasta Rummo – prodotto di eccellenza inserito nella fascia alta di mercato. Non si sa naturalmente quanto questa improvvisa e spontanea iniziativa abbia concretamente aiutato il pastificio a far fronte ai danni legati all'alluvione. Ma l'importanza del sostegno spontaneo delle persone, attraverso i social network, è stata riconosciuta anche dal responsabile commerciale della società, Antonio Rummo, che al Corriere della sera ha affermato che la campagna social ha avuto un "ruolo rilevante".

Chissà se anche il giudice di Benevento avrà tenuto conto dell'affetto dimostrato dagli internauti nei confronti del pastificio beneventano, una realtà fondamentale nel territorio in quanto dà lavoro a 400 persone. Adesso tocca al pastificio ricambiare quest'affetto: dovrà da un lato sottoporre all'assemblea dei creditori la validità del piano di rilancio, dall'altro parlare con le banche per ristrutturare il debito.