Pignasecca è la caratteristica zona dei mercatini napoletani dove si respira tutta l'aria della quotidianità partenopea, con i suoi riti e le sue abitudini. Sorge a ridosso della centralissima via Toledo, la strada dello shopping cittadino. Seppur un tempo rappresentava la parte rurale fuori dalle mura della città oggi è considerata a pieno titolo parte del centro storico.

Le origini del nome.

Il pittoresco nome di via Pignasecca, che identifica la centralissima zona della città a ridosso dell'attuale piazza Salvo D'Acquisto, un tempo largo della Carità, affonda le sue radici nel lontano ‘500. Due versioni fanno risalire questo nome alla presenza di un pino che seccò, in un alternarsi di storia e leggenda. Secondo quanto si narra, la zona sorgeva fuori dalle mura cittadine e era costituita da orti, i napoletani chiamavano la zona Biancomangia. Tutto ciò fino a quando la Municipalità per volere di Don Pedro de Toledo espropriò i campi per costruirvi via Toledo, con l'intendo di creare una via di comunicazione diretta con il mare.

A quella decisione sopravvisse un solo pino – in dialetto pigna. Sui rami dell'albero nidificarono delle gazze che vi nascondevano oggetti preziosi che sottraevano dalle abitazioni vicine, finché gli abitanti della zona infastiditi non le allontanarono. In risposta a ciò il pino gradualmente seccò, da qui il nome Pignasecca.
Una seconda versione, invece, narra che fu l'Arcivescovo del tempo, stanco delle continue lamentele dei residenti per i furti delle gazze che emise una scomunica contro ignoti ladri, inchiodando la bolla a un tronco e quando la refurtiva fu ritrovata sulla cima a essere scomunicato fu lo stesso Arcivescovo. Qualche tempo dopo questo episodio, il pino seccò e la popolazione cominciò a chiamare Pignasecca il luogo che era stato Biancomangia.

Come arrivare.

Alla caratteristica Pignasecca si può giungere con la Linea 1 della Metropolitana, scendere alla fermata Via Toledo, procedere su questa strada e svoltare a sinistra subito dopo Piazza della Carità.
Oppure è raggiungibile con la Linea 2 della Metropolitana o funicolare, scendendo alla stazione Montesanto, successivamente attraversando Piazza Montesanto.
Con l'autobus i collegamenti con via Pignasecca sono effettuati dalle linee numero 201, 460, E1, N3, N8 o R4 e scendere alla fermata Toled0 Carità, per poi procedere a piede per un breve tratto.

Cosa vedere e fare.

Passeggiare tra i mercatini e mangiare trippa.

Quando si nomina Pignasecca, la mente corre in fretta ai caratteristici mercatini con cui spesso si identifica la città partenopea. Tanti sono i mercati di frutta, verdura, pesce, frittelle e dolci tipici che differenziano questo angolo di città, con i suoi colori, profumi e suoni. Passeggiando in questo angolo della città sarà possibile ammirare uno spaccato suggestivo e folkloristico di Napoli che sopravvive intatto negli anni nonostante i mutamenti. Anche se siete dei turisti, in queste stradine a ridosso di via Toledo, la via dello shopping, vi sentire dei veri napoletani, poiché sarete avvolti dal calore e dall'ospitalità che solo i partenopei sanno riservare. Attraversando i mercatini di Pignasecca, inoltre, potrete sempre dire di aver conosciuto il più antico mercatino a cielo aperto della città. Se siete dei buongustai e amanti della buona cucina, il quartiere è noto per offrire una serie di trattorie e ristoranti dove poter gustare dell'ottima trippa.

Chiesa di Santa Maria di Montesanto.

É una delle chiese più antiche del centro storico di Napoli, che affaccia su piazzetta Montesanto, essa è dedicata alla Madonna del Monte Santo del Carmelo. Fu fondata dai Carmelitani oriundi siciliani che si trasferirono a Napoli, a spese del principe Caracciolo di Torella. La chiesa fu progettata dall’architetto Pietro De Marino e terminata nel 1673 e nel 1680 Dionisio Lazzari portò a termine anche i lavori della cupola. Il convento fu abbandonato dai Carmelitani durante la soppressione degli Ordini religiosi del 1861 e ripreso nel 1870 dai padri Barnabiti.
Oggi nella sacrestia è custodita la preziosa statua di San Gaetano da Thiene, un tempo collocata all’apice di Porta Pertuso. La statua è dono della città come ex-voto della popolazione per lo scampato pericolo della peste del 1656. In questa chiesa nella cappella dedicata a Santa Cecilia, trovano riposo Alessandro Scarlatti detto il Palermitano, noto compositore e fondatore di Scuola Musicale Napoletana e Pasquale Cafaro maestro di musica e di canto alla corte di Ferdinando IV e della regina consorte Maria Carolina d’Austria.
All'interno della chiesa si possono ammirare le opere di Paolo De Matteis raffiguranti l’Angelo Custode e un Miracolo di Sant’Antonio da Padova. Nella seconda cappella a sinistra vi è un sepolcro con  il busto di Carlo Franchi conte d’Aquila e di Montorio avvocato del foro di Napoli del XVIII secolo. In una delle cappelle, seppur molto danneggiato, vi è il dipinto di una bellissima Madonna delle Grazie, attribuita a Francesco Solimena.

Chiesa di San Nicola alla Carità.

É una chiesa monumentale, nota soprattutto perché custodisce al suo interno opere eseguite dai maggiori pittori del Settecento napoletano. La chiesa è stata fondata nel 1647 grazie a una donazione di circa 6000 ducati effettuata ai padri Pii Operai da parte di un nobile dell'epoca come ricompensa per la loro opera assistenziale. Inizialmente fu costruita una piccola cappella dedicata a san Nicola di Bari, in seguito fu avviato un lavoro che prevedesse una chiesa più grande. Sulla volta della navata, sono da ammirare gli affreschi del Solimena. Essa, inoltre, è nota per aver custodito le reliquie di san Nicola di Bari (la falangina di un indice). Nella chiesa sono sepolti sepolti il pittore napoletano Bernardo Cavallino, il venerabile padre Antonio Torres che nell'ordine dei Pii Operai, operò a Napoli con la generosità per soccorrere i malati colpiti dalla peste del 1656, e il beato Carlo Carafa.

Nel quartiere è ubicato l'Ospedale dei Pellegrini, simbolo della bontà dei napoletani.

Non è certo da inserire nelle attrazioni della città, ma l'arciconfraternita e l'ospedale S.S. Trinità di Pellegrini e Convalescenti che vennero fondati nel 1578 da alcuni artigiani napoletani rappresentano con certezza uno dei simboli della generosità che contraddistingue i napoletani. Nacqua infatti perché alcuni artigiani volevano creare una congregazione religiosa che affiancasse, all'esercizio del culto, un'opera di soccorso concreto per i bisognosi e per i poveri. Uno di questi, Bernardo Giovino, propose di ospitare e di assistere i pellegrini in viaggio a Napoli, poiché tutti coloro che raggiungevano la città spesse volte non trovavano un alloggio. Questi, dunque, propose di creare una casa dove poter ospitare i pellegrini.

Ben presto l'arciconfraternita fu nota in tutta Italia e la struttura, grazie alla generosità dei benefattori, riuscì a ospitare sempre più pellegrini e in seguito anche convalescenti gravi che non potevano ricevere cure appropriate a casa. L'iniziativa benevola si fece sempre più grande che nel 1852 si rese necessario trasferire alla "Pignasecca" dove un nobiluomo, don Fabrizio Pignatelli dei duchi Monteleone aveva fatto costruire una casa e una chiesa a cui affiancare un ospedale. Quando il duca morì, i suoi eredi per volontà del defunto, affidarono la realizzazione dell'ospedale all'arciconfraternita dei pellegrini. Nel 1816 l'ospedale ebbe il suo primo reparto di chirurgia. Durante la seconda guerra mondiale l'ospedale fu gravemente danneggiato dalle bombe, ma l'arciconfraternita continuò coraggiosamente la sua  opera trasformando la sua chiesa della S. S. Trinità in corsia ospedaliera. Terminato il conflitto, l'ospedale fu ricostruito e ampliato.