Totò, il principe della Risata, morì a Roma il 15 aprile 1967. Già malato da tempo, fu tradito dal cuore che cedette nonostante le cure. "Fatemi morire e portatemi a Napoli" furono le sue parole rivolte al cugino e factotum Eduardo Clemente. Con lui la compagna duna vita Franca Faldini, la figlia Liliana De Curtis e il medico curante, il luminare professor Guidotti, cardiologo. Clamore e dolore nella Capitale dove l'attore e regista viveva ormai stabilmente da tempo, tanti i personaggi del mondo dello spettacolo insieme alle persone comuni a rendergli omaggio nella chiesa di Sant'Eugenio in viale Belle Arti dove la salma era stata portata per una benedizione ma che in realtà fu un vero e proprio funerale, con la salma esposta e un via vai di centinaia di persone.

Il 17 aprile 1967 ci furono i funerali a Napoli, nella Basilica del Carmine Maggiore strapiena (circa 3mila persone) e altre 100mila tra piazza del Carmine e piazza Mercato. Sulla bara era poggiata la celebre bombetta nera del comico. L'eloquio funebre, commovente, fu tenuto da una delle celebri spalle di Totò, il comico Nino Taranto. Dopo quei funerali sontuosi, da vero Principe, un fatto che ebbe dell'incredibile accadde alla figlia di Antonio De Curtis. Liliana fu avvicinata da uno storico ‘guappo' del rione Sanità, luogo di nascita di Totò (via Antasaecula) Luigi Campoluongo, meglio noto come Nase ‘e cane. Il guappo chiese alla figlia del Principe un altro funerale, da tenersi proprio alla Sanità, nella chiesa di San Vincenzo, meglio conosciuto come "Il Monacone". Detto, fatto. Il 22 maggio il Rione Sanità ebbe il suo funerale-bis di Totò. E anche lì migliaia di persone a piangere. La bara era vuota perché la salma era già stata tumulata nel cimitero del Pianto di Napoli.