di Amedeo Frezza

Cosa dire ormai sulla persona e sulla figura di Totò che già non sia stato scritto o detto?
Intanto, noi diciamo che la sua prorompente comicità è nella innata contraddizione di essere contemporaneamente “Principe di Bisanzio” ma anche il “più autentico figlio del popolo”, povero e dialettale che si arrangia come può nelle più svariate situazioni, nelle quali dimostra sempre con il “corpo e con il linguaggio dialettale” la sua destabilizzante “anarchia” rispetto alle situazioni e consuetudini di vita e di linguaggio affrontate.

Totò e la sua lingua dialettale, cioè l’atto della sua parola comica è anche immagine, attraverso la quale diventa un campo forsennato e imprevedibile di effetti comici; irresistibili e fulminanti nell’agire assieme al corpo della marionetta Totò. A volte, infatti, il linguaggio, attraverso l’uso che ne fa il Principe De Curtis, va in tilt e cade continuamente in contraddizione; oppure spesso è un delirio sintattico o anche una doppiezza lessicale usata come arma che scardina ed evoca quello che non si può dire; lingua esplosiva, autonoma, come il dialetto che, attraverso Totò, diventa lingua universale: “noio volevon savuar l’indiriss…ya?

Oppure, che dire del comportamento (e del corpo di Totò) rispetto alle donne. Il riso che scaturisce dagli approcci di Totò con la bellezza femminile nasce perché il Principe è mai succube di essa (al contrario di altri attori o autori comici), anzi è sempre disponibile al contatto, agli sbaciucchiamenti in ogni dove del corpo femminile oppure è disponibile sempre agli abbracci, perché il piacere del contatto con le belle donne non si rifiuta mai. Si potrebbe aggiungere molto ancora e di più. Ma non è questa né la sede né il luogo.

Noi desideriamo affermare che, per tutta la comicità che ci ha regalato, Totò è sempre stato presente nella nostra vita (e pensiamo così per tutti gli Italiani) in questi 50 anni passati dalla sua morte a prescindere dalla sua morte.

Egli ci ha fatto ridere (non sorridere, cosa ben diversa). Purtroppo, questa è una distinzione che dobbiamo ancora puntualizzare, posto che la presunta comicità moderna, al cinema come in televisione o nella vita, nella stragrande maggioranza dei casi fa solo sorridere mentre in pochissimi casi ci fa ridere. Sorridere è il gesto abbozzato del riso. Ridere è, invece, quella benedetta sensazione ed emozione per la quale il riso scatta irrefrenabile ed è un balsamo che ci da una forte sensazione di rinascita e di consolazione.

Chi di noi non ha vissuto almeno una volta nella sua vita (anche stando in mezzo alla gente, nei bus o in metropolitana) la situazione di ripensare a battute fulminati dette dal Principe (o ai dialoghi scoppiettanti tra Totò e Peppino) e poi scoppiare a ridere da solo, fregandosene di poter essere creduto un pazzo o uno scemo, perché appunto il riso è stato irrefrenabile? E chi di noi non ha preferito lasciarsi andare alla risata piuttosto che controllarsi?

Siamo certi che tutti si sono lasciati andare. Per l’allegria da ri-vivere e anche da trasmettere. Perché, appunto come detto , il riso è un balsamo ricostituente. A noi basta questo per considerare Totò un ”benefattore dell’umanità”, un “immortale” sempre presente nel nostro corpo e nel nostro spirito, nel nostro pensiero, nella nostra lingua e nei nostri motti.

Totò non è morto. Vive, ogni giorno, in noi.