Non era la Napoli che aveva promesso: chi scrive non ci aveva creduto nemmeno quando  – e sono passati ormai sette anni – un sinceramente allegro corteo attraversava il Lungomare, la via Santa Lucia e su, verso piazza Municipio per celebrare la sua vittoria elettorale, la prima volta del sindaco con la bandana.

Luigi de Magistris non ha mantenuto le promesse verso la città, l'asticella era piazzata così in alto da sembrare a tutti impossibile. Una mistificazione: se ci fosse riuscito sarebbe stato il Che Guevara partenopeo, siccome non c'è riuscito nessuno oggi si scandalizza più di tanto; erano così esagerate le promesse («Potere al popolo! Resistenza!») da esser state catalogate immediatamente nel cassettone delle stramberie necessarie in campagna elettorale.

Esattamente un anno fa a Napoli votavano al ballottaggio solo il 36% degli aventi diritto. Molti decidevano di stare a casa o andare al mare e lasciare il mondo alle discussioni e ai proclami. L'anno è andato via, come un vento scirocco, caldo e pesante. Ci troviamo oggi a fare i conti. E mettiamolo nero su bianco, questo dare e avere. Dov'è il reddito di cittadinanza promesso all'indomani della ricandidatura? Dov'è quel livello minimo di vivibilità richiesto da chi abita in questa città ma viaggia, vede, capisce come funziona nel resto del mondo e pretende, a parità di tasse pagate, servizi qualificati?

Dei trasporti a Napoli è inutile parlare? Abbiamo il bus R2, monumento all'inefficienza: caldo, sporco, piccolo per le esigenze e mai puntuale, pieno di borseggiatori. Ed è l'autobus che porta dalla Stazione Centrale al Teatro San Carlo. La metropolitana più bella del mondo? Ce l'abbiamo noi (dicono). E forse per non sciuparla si è deciso di far passare pochi treni e di chiuderla così presto da renderne impossibile l'utilizzo per la movida notturna giovanile. I parcheggiatori abusivi sono il cancro di sempre, la Funicolare centrale è chiusa da un anno per una obbligatoria manutenzione che però si sta pericolosamente dilatando nel tempo. Nel frattempo il biglietto Anm è aumentato. E gli addetti all'azienda dei trasporti rischiano il licenziamento in tronco per mancanza di quattrini.

Le Politiche sociali del Comune di Napoli sono imperscrutabili. Chi controlla gli affidamenti alle aziende private, alle cooperative di gestione dei servizi? L'ex magistrato De Magistris avrebbe potuto mettere in campo un meccanismo di controllo rafforzato, associato ad una verifica indipendente dell'effettiva qualità dei servizi offerti. È mai stato fatto? La risposta la sapete: mai. Nessuno disturbi il manovratore.

La Polizia Municipale di Napoli è scandalosa. Vigili urbani rari come comete di Halley e dall'azione assolutamente inefficiente, scarsa, inutile. Basti pensare al proliferare di piccole e grandi illegalità. A Roma e Milano i vigili fanno perfino le operazioni antidroga. A Napoli al massimo riescono a far sgomberare una povera bancarella di un immigrato. Siete mai stati alla Maddalena, dietro la Stazione Centrale, nella centrale del falso? Certo che ci siete stati, tutti i napoletani conoscono quelle zone. Tutti tranne i vigili urbani che ormai vanno avanti tra logiche di sindacato alla House of Cards.

Il bilancio economico dell'Amministrazione comunale di Napoli è tinto di rosso e lo sappiamo già da tempo. Non è vero che le casse dell'Ente sono risanate, di recente è stato perfino rimosso l'assessore al ramo: basti pensare l'enorme confusione sotto il cielo. De Magistris paga la sua incapacità politica nel proporre al governo centrale dei progetti per la città. In sette anni si  è inimicato tutti i governi  che si sono avvicendati. Ha sbraitato, ha fatto ammuina manco fosse un liceale alla sua prima assemblea, inimicandosi tutto l'arco parlamentare. Nessuno sostiene che il sindaco debba essere supino alle volontà romane, ma non citeremo nemmeno esempi come quelli di Giorgio La Pira o Maurizio Valenzi (due sindaci politicamente agli antipodi) che quando si trattava di batter cassa, mettevano da parte la posizione politica con relativo orgoglio personale e trasversalmente creavano una barriera a protezione della città  che amministravano.

La guerra sul commissariamento di Bagnoli che ha portato? Niente. La guerra contro Matteo Renzi per il Patto Napoli che ha portato? Niente.  L'appoggio alle fasce più estreme della politica cittadina ha soltanto polarizzato la discussione, l'ha involgarita, l'ha chiusa a dinamiche da social network: o sei con me o non sei nessuno. Si parla spesso (e spesso a sproposito, nel senso che chi ne parla non conosce i fatti) del periodo peggiore del bassolinismo, ovvero quando quell'esperienza di governo, ormai giunta alla Regione Campania, si fece proterva e chiusa agli stimoli esterni. De Magistris è riuscito a fare altrettanto nella metà del tempo ma senza regalare alla città – tutta, non solo alla parte ‘antagonista' del cui supporto è tanto orgoglioso, almeno a voce – la soddisfazione o se se si ritiene, l'illusione di una nuova rinascita politica, intellettuale, sociale, una nuova partecipazione al benessere del capoluogo. Niente.

La lotta alla camorra? Vogliamo davvero parlarne? Ad ogni fatto di sangue la risposta: «Servono più uomini, lo Stato faccia la sua parte» ha stancato chi sa benissimo che la lotta alle mafie il Comune la fa combattendo le piccole-grandi illegalità: dai famigerati parcheggiatori all'industria delle griffe false, dagli abusi edilizi alla chiusura di vicoli ad uso e consumo di determinate ‘famiglie' fino al rispetto degli spazi commerciali che piano piano in alcune zone del capoluogo hanno mangiato fette di marciapiede a scapito dei pedoni. Il Comune si è inventato un comitato d'inchiesta anticamorra, un nome piuttosto strampalato e pretestuoso, con studiosi e giornalisti che ‘analizzano' la camorra in città. I clan stanno tremando…

Che rappresenta la guerra contro la Regione Campania di Vincenzo De Luca?  Semplice: è il tentativo di prepararsi il terreno con DeMa, il partito gestito col fratello Claudio De Magistris, che insieme ad Attilio Auricchio è oggi la persona più influente nelle scelte del sindaco della terza città d'Italia, un ‘Casaleggio arancione', il terreno per le prossime Elezioni Regionali in Campania. Ora è troppo presto per sciogliere i nodi, ma sarà difficile pensare che quel gruppo che ha caratterizzato le Elezioni Comunali 2011 e 2016 seguirà il sindaco ovunque egli decida di andare. Basti pensare a quanto accaduto poche ore fa a Roma, all'iniziativa di  Anna Falcone e Tomaso Montanari per creare una lista di Sinistra unita alle prossime Elezioni Politiche. I fedelissimi di Je so' pazzo, il centro sociale napoletano che insieme a Insurgencia ha le posizioni più vicine a quelle della giunta comunale, ha contestato tutto e tutti, chiedendo in pratica l'azzeramento di tutti i dirigenti della sinistra attualmente in carica.

Nel frattempo, la città è divisa, spaccata. Parte visibile e parte seminascosta. Sono luoghi che convivono, ogni tanto facendosi la guerra, ma  per lo più disinteressandosi l'uno dell'altro. Ieri, domenica 18 giugno, a Secondigliano, in quello che fino a pochi anni fa era il fortino del clan Di Lauro c'era una grande festa di ragazzi, musica, spettacoli, libri (addirittura libri), ignorata dai giornali e dall'Amministrazione comunale. E giù, nella Napoli che conta, nella Napoli che viene bene su Instagram, alla festa della pizza margherita c'era il concertone delle pop star italiane del momento.

Al lettore la domanda: parliamo della stessa città? È la stessa Napoli? Se si, perché una è nell'oblìo come qualcosa di cui aver vergogna e l'altra sovraesposta, come un oggetto costoso e un po' volgare da esibire?