«Scusi, il museo di Totò
«…e qui finalmente nascerà il museo di Totò!».

Queste due frasi le ho sentite pronunciate per anni. Da cittadino napoletano, quando un turista in visita al rione Sanità chiedeva dove fosse il museo dedicato al principe della Risata. Perché è ovvio che c'è. In Svezia han fatto quello per gli Abba che sono vivi e vegeti figuriamoci se non c'è quello per un artista morto mezzo secolo fa.

L'altra frase l'ho sentita da giornalista. Ogni qual volta il sindaco, presidente della Regione, o del parlamentino di quartiere annunciava con giubilo il via libera all'ennesimo progetto per ricordare il Grande Artista Napoletano.

E invece per Antonio De Curtis in arte Totò, natali in via Santa Maria Antesaecula 109, Rione Sanità, Napoli, non c'è niente. O meglio c'è una accozzaglia di cose incredibilmente scollegate e imbarazzanti. Sgombero il campo dalle ipotesi: non sono tra quei poverini che vorrebbero sostituire piazza Garibaldi col nome di Totò in virtù di un neoborbonismo che avrebbe fatto scompisciare il Nostro. Tuttavia un po' di chiarezza va fatta.

Il Museo di Totò al Palazzo dello Spagnuolo.

Il museo di Totò non c'è, non esiste, non si sa se si farà mai al palazzo dello Spagnuolo ai Vergini, nel cuore del rione Sanità. Rassegnamoci, sono anni che piovono annunci, ad ogni anniversario, sembra una presa per i fondelli. Sarebbe meglio usare – qui e ora – uno dei tanti immobili che il Comune di Napoli o la Regione Campania hanno in centro per una di quelle che americani e nordeuropei definiscono "exhibition". Ovvero un luogo di cimeli, memorabilia e interazione. Totò fu guitto, poeta, comico, scrittore, marionetta, artista puro e sensibile. Fu straordinario sovvertitore del linguaggio. Lo definirono futurista, surrealista. Fu tante cose. Che i giovani napoletani non conoscono. Si sta perdendo la memoria.

La casa di Totò al Rione Sanità? Una ferita aperta.

Lo spiega Francesco Ruotolo un consigliere municipale che ha a cuore la memoria di Totò: «La casa di Totò in via Santa Maria Antasaecula, una dimora storica, è inagibile. Il luogo in cui nacque è il luogo in cui non sarà ricordato da Comune, Regione, Soprintendenza».

C'è la strada di Napoli dedicata a Totò? Sì. Ma è nascosta.

Qualche giorno fa in Consiglio comunale è spuntato un ordine del giorno che chiede di intitolare una strada ad Antonio De Curtis. Che invece c'è. È alle spalle di via Foria, si sale dalla salita Purità a Foria e la si percorre fino ad arrivare in via Michele Tenore, lì dove c'è l'Orto Botanico di Napoli. È un modesto vicolo, non è una strada vera e propria: io la conosco perché in quelle zone ci sono cresciuto: un tempo si chiamava appunto Vico Ritiro della Purità. Mi sono sempre chiesto:  ma quanto fu detestato, negli anni successivi la sua morte, il poverò Totò, per ottenere così scarse attenzioni? Da un eccesso all'altro: ora addirittura dovremmo cancellare piazza Garibaldi? Ma mi faccia il piacere.

Ci sono statue e targhe per Totò? Sì. Ma sono senza senso.

Oggi a 50 anni dalla morte di Totò, si inaugura una scultura monolite in via Vergini. In quel contesto ha un senso. Ma le altre dove sono? C'è una statua che al pari del Totò cerca casa ha trovato ospitalità dopo polemiche stupide dopo vent'anni al Rione Alto in via Sigmund Freud. Che c'entri con Totò poco si capisce. Poi la cosiddetta ‘fontana delle paparelle' in piazza Cavour, davanti alla stazione della metropolitana Museo, è dedicata al Nostro. C'è pure una targa. A che serve lì? Chi lo sa.

Dov'è la tomba di Totò al cimitero di Napoli?

La cappella di Totò è al Cimitero del Pianto alla Doganella, nel cosidetto ‘recinto degli illustri'. Ma le indicazioni sono scarne, per non dire ridicole.

Dunque, Antonio de Curtis in arte Totò a Napoli vive. Vive nei ricordi di chi lo conobbe di persona o ne seppe dai suoi genitori, dai nonni. Vive nella sua produzione artistica, sterminata. Vive nelle tv private napoletane che trasmettono ogni santo giorno almeno un film di Totò. Vive nei tanti comici italiani che ancor oggi si considerano suoi ‘figli', vive nelle canzoni, nelle poesie, vive nei libri – sono tantissimi – scritti per raccontarne la particolarissima vita. Non è istituzionalizzata, la memoria di Totò: a mezzo secolo dalla morte Napoli  dovrebbe avere un itinerario certo per gli appassionati del Principe che ne volessero ripercorrere le strade, la vita, ammirare foto, abiti di scena, copioni, filmati rari. Tutto questo non c'è. E chissà se ci sarà mai.