"Capitò subito una sorta di piccolo miracolo nel senso che gli fui molto simpatico immediatamente". Così, tempo dopo, lo scrittore Andrea Camilleri commentò quel primo appuntamento con l'attore e commediografo napoletano Eduardo De Filippo, che da sempre era un suo idolo. Il legame si rinsaldò lavorando insieme per la produzione di un adattamento televisivo delle commedie di Eduardo. Erano gli anni '60 e Camilleri, a quei tempi, non aveva ancora creato la saga del commissario Montalbano, ma lavorava per la Rai. Eduardo, invece, era un uomo di teatro, poco avvezzo alle dinamiche televisive e deciso a far sempre di testa sua. Eppure, Camilleri gli ispirò fin da subito fiducia così la lanciarsi in questo nuovo progetto su Rai2: otto commedie trasmesse sul grande schermo.

Camilleri e De Filippo: una lunga amicizia

Il regista siciliano Andrea Camilleri nutriva una grande ammirazione nei confronti del commediografo napoletano Eduardo De Filippo. Durante il periodo da studente all'Accademia di arte drammatica si innamorò delle sue rappresentazioni, in particolare di "La grande magia" (1948), riguardandola più volte senza annoiarsi mai. Lavorare con lui era un grande onore, nonché una preziosa occasione di crescita, come Camilleri ricorda in un lungo articolo sul sito della Sapienza:

Io venivo dall'Accademia di Arte Drammatica, ero stato allievo di Orazio Costa, avevo un'idea del teatro in un certo modo e ho imparato in quei 7 o 8 mesi che sono stato con Eduardo assai più di teatro di quanto non avessi imparato in anni di Accademia.

Durante le riprese, ci fu un tragico lutto che portò via Eduardo dalla scena per qualche tempo: la perdita della moglie. Camilleri andò fino alla sua villa di Nerano, sulla costiera sorrentina, per incontrarlo e dargli sostegno. Durante l'incontro si misero d'accordo sulle riprese e sulle prove, stabilendo i prossimi passi del loro lavoro. Così ripartì il loro progetto. Dalla Rai arrivavano richieste di tagli che il regista non aveva il coraggio di sottoporre all'attenzione del commediografo, intimorito dal suo carisma e dalla passione con cui studiava i suoi testi. Eduardo, però, era furbo e sapeva interpretare qualsiasi espressione dell'amico, captando la sua preoccupazione ancor prima che parlasse. Camilleri rimaneva puntualmente senza parole: vederlo all'opera in "Le voci di dentro" e "Ditegli sempre di sì" non soltanto gli dava piena consapevolezza del suo genio, ma gli apriva davanti nuove porte, rivelandogli scenari artistici inediti a cui lui non aveva ancora pensato e che, invece, Eduardo gli mostrava con scioltezza.

Il libro mancato di Camilleri e De Filippo

Quella con Eduardo De Filippo fu l'unica serie di commedie realizzata da Camilleri. Dopo, si dedicò ad altri lavori come la serie di puntate su Maigret o le opere di narrativa che lo assorbirono quasi totalmente dagli anni Novanta in poi, quando i suoi primi romanzi sulla saga di Montalbano, cominciarono a vendere milioni di copie conquistando i lettori di tutto il mondo. Tra le sue opere più conosciute "La forma dell'acqua" (1994) e "La vampa d'agosto" (2006). Con Eduardo aveva in cantiere un progetto letterario interessante che, purtroppo, non riuscì mai a portare a termine e che considerò una delle sue "occasioni mancate". De Filippo aveva scelto proprio lui per curare un suo libro in cui avrebbe risposto a una cinquantina di lettere che gli erano state inviate negli anni. "Scegliete cinquanta lettere cattive e io rispondo", aveva detto l'attore spiegandogli quello che aveva in mente: un libro di Eduardo a cura di Camilleri. Purtroppo, però, lo scrittore attraversava un difficile periodo familiare e fu costretto a declinare la proposta. Eduardo capì perfettamente la situazione e continuarono a coltivare serenamente la loro lunga amicizia.