Gaetano Marino
in foto: Gaetano Marino

Lungomare di Terracina, 23 agosto 2012. Mentre a Napoli infuriava la seconda faida di camorra a Scampia, il litorale laziale sembra ancora una zona franca: qui c'erano ben stabili i Mallardo, i Moccia, anche i Casalesi, ognuno coi propri affari e le proprie necessità di non farsi coinvolgere in un conflitto, quei 120 chilometri che separano quelle spiagge da Secondigliano sembravano anni luce. Probabilmente qui Gaetano Marino si sentiva al sicuro, non credeva che i killer dei clan che erano in lotta col suo si sarebbero spinti fino a lì per ammazzarlo. Un omicidio plateale, in spiaggia, davanti ai bagnanti, e organizzato nei dettagli. Marino era sposato con Tina Rispoli, oggi moglie del cantante neomelodico Tony Colombo.

Chi era Gaetano Marino, uno dei boss delle Case Celesti

Gaetano Marino era il fratello di Gennaro Marino, capo dell'ala militare degli Scissionisti di Secondigliano, oggi detenuto al 41bis. Lo chiamavano "moncherino", perché aveva perso entrambe le mani; in un incidente con la motocicletta, avrebbe detto alla moglie, Tina Rispoli; nell'esplosione di una bomba di camorra, si diceva invece in giro. In comune i due fratelli il soprannome, che era più un patronimico: McKay, che il realtà sarebbe dovuto essere Macahan, come il personaggio di "Alla conquista del west" a cui somigliava il padre, Crescenzo Marino, ucciso a Secondigliano nel 2005. E i due fratelli avevano in comune anche un'altra cosa: erano i padroni delle Case Celesti, i due capi del clan che, all'epoca, era tra i protagonisti del narcotraffico dell'area nord di Napoli, quando gestire il traffico di droga a Scampia e Secondigliano significava avere tra le mani un pozzo di petrolio a getto infinito.

Gaetano Marino fu arrestato nel 2004, durante la prima Faida di Scampia, quella che portò alla capitolazione dell'allora potentissimo clan Di Lauro a vantaggio degli Scissionisti. Ex dilauriano, era passato dal lato degli Amato-Pagano. I carabinieri lo trovarono in un hotel a Nerano, insieme a un suo fedelissimo che lo aiutava per via della sua disabilità; il boss era arrivato in Costiera Amalfitana con un'automobile sportiva, addosso aveva più di 20mila euro in contanti e mezzo chilo di cocaina.

Il matrimonio tra Gaetano Marino e Tina Rispoli

Marino era stato il primo marito di Immacolata Rispoli, Tina, oggi moglie del cantante Tony Colombo. Gaetano "Mckay" e Tina si erano conosciuti  da giovanissimi, erano cresciuti nelle stesse zone; lei era figlia di Nicola Rispoli, conosciuto come "Boxer", altro soprannome che poi è passato anche ai figli. Tina e Gaetano erano ancora fidanzati quando lui perse le mani. Sentita nel corso del processo per l'omicidio dell'ex marito, Tina Rispoli ha dichiarato di non avere mai saputo di essere sposata con un camorrista, e di vivere grazie alla pensione di invalidità di Gaetano. Il rapporto tra Tony Colombo è Tina Rispoli è al centro dell'inchiesta "Camorra entertainment" di Fanpage.it.

L'agguato sul lungomare di Terracina

Erano circa le 16.30 quando scattò il piano per uccidere Gaetano McKay. Il gruppo di fuoco sapeva che l'avrebbe trovato lì, Terracina era il suo luogo di vacanza da qualche anno. Agì un killer solo, lo affrontò davanti al lido balneare Serenella, era appena salito dalla spiaggia ed era ancora in costume. Gli sparò tre colpi di pistola al torace, altri otto sul resto del corpo. In rapida successione, con una mole di piombo con che serviva non solo ad assicurarsi che l'obiettivo non avesse scampo, ma anche a dimostrare la potenza di fuoco a disposizione. Almeno 11 colpi, che sono più di venti secondi di sparatoria, senza interruzione, in un luogo che era tra i più frequentati. Dove i proiettili avrebbero potuto colpire chiunque. A pochi metri c'era Tina Rispoli, con i tre figli e due nipoti.

Poi il sicario saltò in una Grande Punto parcheggiata in seconda fila, dove c'erano due complici; altri erano in un'altra Punto, parcheggiata di traverso su viale Circe in modo da chiudere la strada. Le indagini dimostrarono che la batteria di fuoco era partita da Secondigliano, e per la precisione dal gruppo Abete – Abbinante – Notturno, che in quel periodo era in guerra con la fazione dei Marino. Per quell'omicidio sono sotto processo Arcangelo Abbinante, 29 anni, ritenuto l'esecutore materiale, Giuseppe Montanera, 43 anni, che avrebbe fatto parte del commando, e Carmine Rovai e Salvatore Ciotola, rispettivamente 52 e 57 anni, che avrebbero invece fornito supporto logistico ai killer.

Un testimone: "A Terracina sapevano tutti che fosse un boss"

Gaetano Marino era diventato un frequentatore abituale di quella spiaggia di Terracina. Lo ricordano bene, anche perché per via della sua mutilazione non passava inosservato. "Veniva qui con la famiglia da tre, forse quattro anni", ricorda un testimone, che si trovava anche lui vicino al lido quel 23 agosto. "Stavano 15 giorni e poi andavano via, era gente che spendeva tanti soldi, sembravano persone tranquille". Ma tutti sapevano chi fosse. Anche all'albergo, dove doveva fornire nome e cognome. E anche in spiaggia, dove avevano cercato di non affittargli l'ombrellone con qualche scusa.

L'uomo ha sentito i colpi, ma gli sono sembrati lo scoppiettio di un motorino. Erano come il motore di un Sì, dice. "Mi sono avvicinato e credevo ci fosse uno che pedalava su un Sì, ma ho visto Gaetano a terra. Non c'era nessuno, nessuna macchina". Anche perché il gruppo di fuoco aveva preparato la zona, bloccando il traffico con un'automobile poco più avanti.

Gennaro Marino
in foto: Gennaro Marino

La risposta all'omicidio di Gaetano Marino

La vittima precedente era stata Vincenzo Ciletti, ritenuto vicino agli Abete – Notturno. Poi era passato quasi un mese e mezzo, un periodo che forse aveva fatto abbassare le difese. In realtà, hanno poi spiegato dei testimoni di giustizia, si era trattato di un caso: per uccidere Marino a Terracina ci erano andati già due volte, la prima senza riuscire a trovarlo e la seconda quando c'era troppa gente davanti. L'agguato successivo fu quello di Gennaro Ricci, che era vicino al gruppo della Vanella Grassi, il 28 agosto 2012. E pochi giorni dopo, il 9 settembre 2012, fu la volta di Raffaele Abete, fratello del boss degli scissionisti Arcangelo Abete. All'epoca gli inquirenti lessero quest'ultimo omicidio come la risposta a quello di moncherino: fratello di un boss, per fratello di un boss.

Pochi giorni dopo, il 23 settembre 2012, con un telegramma. Gennaro Marino, già in carcere, scrisse ad Arcangelo Abete, anche lui detenuto per esprimergli la sua vicinanza e aggiungere che anche lui aveva subìto lo stesso lutto. Parole che potevano avere una doppia lettura: sottolineare che quell'omicidio era stata la conseguenza dell'agguato di Terracina, ma anche proporre una tregua.