Da Pupetta Maresca a Rosetta Cutolo, per arrivare alla spietata Nikita e alla “masculona”: nell'universo camorra le donne non sono mai mancate. Prima come mogli, compagne e amanti dei boss, ossequiate e rispettate come first lady, poi eredi del potere criminale quando i mariti sono stati uccisi o sono finiti in galera. E, in molte occasioni, si sono rivelate più capaci e spietate dei loro omologhi al maschile, riuscendo a reggere le redini del clan per molti anni, tenere a bada i rivali e mantenere il potere a furia di estorsioni ed omicidi. La realtà, dunque, supera di gran lunga la spietatezza di donna Imma, di Scianel  e ora di Patrizia nella serie tv Gomorra.

Assunta Maresca, nata nel 1935, viene notata da Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola, camorrista che gestisce il mercato ortofrutticolo insieme ad Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano. I due si sposano nel 1955 e dopo pochi mesi “Pupetta” rimane vedova: Simonetti viene ucciso da un sicario. E lei, incinta di otto mesi, si vendica uccidendo Esposito, ritenuto il mandante. Pupetta Maresca viene arrestata e rinchiusa nel carcere di Poggioreale, che all'epoca non è solo maschile. Scarcerata dopo 10 anni, si lega ad Umberto Ammaturo, che negli anni '80 diventa uno dei principali narcotrafficanti dell'epoca; nel 1974 il figlio di lei, che si chiama Pasquale come il padre e che ha ormai 18 anni, sparisce nel nulla: si pensò che fosse stato ucciso per ordine di Ammaturo, anche se le successive indagini non lo dimostreranno mai.

Rosetta Cutolo interpretata da Laura del Sol nel film "Il camorrista"
in foto: Rosetta Cutolo interpretata da Laura del Sol nel film "Il camorrista"

Negli anni '80 la camorra va incontro a un terremoto: è il periodo dell'ascesa di Raffaele Cutolo, che si è messo in testa di scalzare tutti i vecchi boss. Ma gran parte dei suoi fili li tira da dietro le sbarre, dove si trova ancora oggi. A tenere in piedi il clan, secondo gli inquirenti, è la sorella: Rosetta Cutolo, maestra elementare, che diventa il punto di riferimento per tutti gli affiliati e anche per quel mondo grigio del potere che con la malavita organizzata non disdegnava di scendere a patti. Viene arrestata nel '93, con 10 anni di prigione davanti, ma ne sconta circa 6 e tornò ad Ottaviano.

Nel 1994, nel carcere di Voghera, muore a 38 anni Gennaro Licciardi, stroncato dalla setticemia dopo un intervento chirurgico. Ex capozona del clan Giuliano su Secondigliano, ‘a Scigna aveva costruito un clan indipendente ed era tra i fondatori dell'alleanza di Secondigliano; la sua morte costituiva un vuoto di potere enorme. Così, subentra la sorella: da quel momento Maria Licciardi, ‘a Piccerella, diventa il capo di uno dei clan più potenti di Napoli. Probabilmente è ispirato anche a lei il personaggio di Annalisa Magliocca, Scianel della serie tv Gomorra, interpretata da Cristina Donadio.

Pupetta Maresca durante il suo matrimonio con Pasquale Simonetti
in foto: Pupetta Maresca durante il suo matrimonio con Pasquale Simonetti

Teresa De Luca Bossa è la moglie di Umberto De Luca Bossa e madre di Antonio, Tonino ‘o sicco, e Anna, entrambi col tempo divenuti reggenti del clan. È la prima donna finita in carcere al regime di 41bis, quello del carcere duro, predisposto per terroristi, trafficanti di esseri umani e, ovviamente, mafiosi. Il clan fondato dal marito ha perso influenza con l'ascesa dei D'Amico e dei De Micco, ma è ancora attivo, anche grazie a legami di parentela coi clan di Pianura; di recente, il 28 marzo scorso, 6 persone del clan sono state arrestate con l'accusa di avere fatto una stesa in piazza Trieste e Trento, a Napoli, la notte del 19 marzo: sarebbe stata una dimostrazione di superiorità nei confronti del clan Mariano.

Antonella Madonna ha solo 26 anni quando si trova a guidare il clan Ascione-Papale. È il marzo 2010, suo marito, il boss Natale Dantese, è stato appena arrestato. Lei gestisce il clan senza problemi per un anno, trasferendo all'esterno gli ordini del marito, fin quando non arriva, nel 2011, il trasferimento al 41bis. Così Antonella Madonna si trova a decidere da sola. Le cose filano lisce fin quando non lei non decide di legarsi a un altro uomo. Prova a tenerlo nascosto ma i fratelli del marito lo scoprono, insospettiti dalle sue assenze da Ercolano. Malgrado il marito riferisca di lasciar correre temendo un pentimento, le strappano le figlie, la picchiano, la umiliano. E lei diventa la prima collaboratrice di giustizia della camorra di Ercolano.

Rosetta Cutolo da giovane
in foto: Rosetta Cutolo da giovane

Anna Terracciano, la “Masculona”, è la sorella di Salvatore ‘o Nirone, boss della zona delle Chianche dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Viene arrestata nel 2006 insieme a gran parte della famiglia: braccio destro del fratello, bastava il suo nome nella zona a ridosso di piazza Carità per incutere rispetto dettato dalla paura. Torna in libertà nel novembre 2017 e un mese dopo viene arrestata di nuovo: l'accusa è di avere imposto a un commerciante di licenziare tre dipendenti per assumere tre persone da lei segnalate.

Celeste Giuliano è forse la Lady Camorra più simile, per vezzi e caratteristiche, al personaggio di Cristina Donadio. Capelli biondi e sguardo di ghiaccio, la sorella degli ex “Re di Forcella” è quella che potrebbe avere dato a Scianel se non il carattere, almeno parecchi tratti dell'aspetto. All'anagrafe Erminia, deve il soprannome ai suoi occhi celesti. Dopo l'arresto di Luigi, Guglielmo e Carmine si ritrova a reggere il clan di Forcella. Quando i carabinieri la trovano, in un appartamento nello stesso quartiere, è inserita da circa un anno nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Non oppone resistenza, ma chiede di vedere il proprio parrucchiere prima di essere portata in carcere: Celeste Giuliano non poteva farsi vedere dai fotografi che l'aspettavano fuori e dalle altre detenute coi capelli in disordine.

Anna Mazza
in foto: Anna Mazza

Annunziata D'Amico, Nunzia “la Passilona”, ha ereditato il controllo del clan in seguito agli arresti del fratello Antonio, detto Fravulella, e Giuseppe. Impartisce ordini, gestisce le estorsioni, consiglia quali armi utilizzare e come, decide anche l'assegnazione delle case popolari: il clan D'Amico è sotto il suo completo comando e, di conseguenza, tutto illecito del rione Conocal. Nel giugno 2016 le forze dell'ordine eseguono 89 arresti (75 in carcere e 14 ai domiciliari) tra gli affiliati dei D'Amico e i De Micco, in quel tempo impegnati a fronteggiarsi in una sanguinosa guerra. Lei avrebbe dovuto essere il numero 90, ma i killer dei “Bodo” fanno prima: la uccidono nell'ottobre 2015, a due passi da casa sua, in via Flauto Magico, nel rione Conocal di Ponticelli.

Per decenni ad Afragola farne il nome era superfluo. Bastava l'appellativo: “la Signora”. Quando suo marito, Gennaro Moccia, viene ucciso in un agguato di camorra, nell'aprile 1974, Anna Mazza secondo gli inquirenti prende il comando del clan, mantenendo il controllo fino alla sua morte, avvenuta nel 2017. Secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia non solo cura gli affari illeciti che fino a quel momento erano gestiti dal marito, ma riesce ad espandere il gruppo criminale portandolo ad essere uno dei più temuti della regione, con ramificazioni anche fuori dai confini della Campania. E anche l'omicidio di Gennaro Moccia non sarebbe rimasto impunito: secondo alcune ricostruzioni Mariano Bacioterracino, ucciso nel 2009 nel Rione Sanità, al centro di Napoli, era l'unico rimasto in vita del commando che aveva sparato a Moccia 35 anni prima. Così come, vuole una leggenda mai dimostrata in tribunale, successe già nel 1987: una sequela di morti ammazzati tra le fila del clan Magliulo per vendicare la morte del figlio Vincenzo.

Cristina Pinto, negli ambienti della malavita, la conoscevano col nomignolo di Nikita. Come la  spietata sicaria del film di Luc Besson, ma nella realtà: era una assassina al soldo dei clan del Rione Traiano. Prima guardaspalle e poi compagna del boss Mario Perrella, è stata uno dei soldati nella guerra contro i rivali del clan Puccinelli. Prende preso il comando del clan dopo l'arresto di Perrella, la arrestano nel 1992. Lascia il carcere dopo 22 anni e prende le distanze da quel mondo criminale. Non collaboratrice di giustizia, ma “dissociata”. Nel gennaio 2018 rimedia una denuncia per una rissa tra sei persone, a cui aveva partecipato nonostante avesse una gamba ingessata e le stampelle.