Venerdì 17. Una data che, per molti napoletani, almeno per quelli che sono superstiziosi, potrebbe annunciare sventure o cattive notizie. Per Giuseppe e per suo figlio Maurizio Estate, però, è un giorno normale di lavoro, anzi: il weekend si avvicina e, all'autolavaggio di famiglia, ci sono tanti clienti. Siamo in viav Vetriera a Chiaia, nell'omonimo quartiere della "Napoli Bene": è venerdì 17 maggio, l'anno è il 1993, l'estate è ormai alle porte e Maurizio ha 23 anni. Mentre il lavoro scorre come consuetudine, all'autolavaggio di Chiaia arriva uno scooter: uno di quelli che sono seduti in sella, quello dal lato del passeggero, tenta improvvisamente di strappare l'orologio che un cliente porta al polso; l'uomo grida, così fa anche papà Giuseppe, Maurizio accorre in loro difesa e mette in fuga i rapinatori. Mentre lo scooter si allontana, però, Maurizio vede in volto colui che è seduto dietro, sancendo, di fatto, la sua condanna a morte.

Sì perché, qualche ora dopo, si consuma la tragedia: un altro scooter, una Vespa, arriva così nell'autolavaggio. Un uomo incappucciato spara a Maurizio, colpendolo al petto: il 23enne cade, esanime, morendo tra le braccia del padre. Maurizio Estate non ha voltato la faccia dall'altra parte, ha impedito un sopruso ai danni di un uomo innocente, e per questo è stato ucciso, a 23 anni, ennesima, insensata vittima della criminalità organizzata a Napoli e in Campania. Il giorno successivo all'omicidio, un ragazzo che ha pochi anni in meno di Maurizio, per la precisione un 17enne, Luigi Ragosta, si costituisce per il delitto: nel maggio del 1994, Luigi Ragosta viene condannato a 21 anni di carcere per l'omicidio di Maurizio Estate.