La statua del dio Nilo, anche conosciuta come "il Corpo di Napoli": si tratta di una copia romana del II–III secolo dopo Cristo.
in foto: La statua del dio Nilo, anche conosciuta come "il Corpo di Napoli": si tratta di una copia romana del II–III secolo dopo Cristo.

Nel cuore del centro storico di Napoli si trova uno dei simboli dell’antica commistione di culture che hanno attraversato la città fin dall'epoca greca: la statua del dio Nilo. La scultura, con tanto di Sfinge al fianco, venne riportata alla luce a ridosso dell’antica cinta muraria che circondava la città, durante i lavori di costruzione di un nuovo edificio, nel XV secolo. Per molto tempo la sua identità rimase pressoché sconosciuta: il misterioso “corpo”, nei secoli, diede vita a tante leggende, come quella secondo la quale la testa originaria puntasse con lo sguardo verso il nascondiglio di un meraviglioso tesoro.

Il ritrovamento del Corpo di Napoli: uomo o donna?

La statua del dio Nilo in una fotografia degli anni Cinquanta.
in foto: La statua del dio Nilo in una fotografia degli anni Cinquanta.

Nella seconda metà del XV secolo gran parte del centro antico di Napoli iniziò a cambiare volto. Le ricche corporazioni mercantili e artigiane compravano palazzi, costruivano monumenti, e ne abbattevano altri: fu durante la demolizione del monastero di Donnaromita che venne fatto un ritrovamento eccezionale, che ancora oggi conserva una storia affascinante. Interrata, senza testa e priva di epigrafi, una statua di marmo che sembra allattare un neonato.

Si trattava di quella che oggi sappiamo essere una copia romana di un originale greco raffigurante il dio Nilo. Ma all'epoca, la cosa non fu così chiara, e per circa due secoli il popolo napoletano fu convinto di trovarsi difronte ad una statua femminile: nonostante a guardarla oggi, completa di testa con tanto di barba, questa ipotesi appaia impossibile, nel XV secolo si pensò che si trattasse di una raffigurazione della sirena Parthènope che allattava i propri figli. “’O cuorp ‘e Napule”, la chiamarono tutti, a simboleggiare il suo ruolo di personificazione della città, madre amorosa che cura i suoi abitanti.

La statua del dio Nilo senza la testa della Sfinge, trafugata negli anni Cinquanta.
in foto: La statua del dio Nilo senza la testa della Sfinge, trafugata negli anni Cinquanta.

Studi successivi, basati anche su numerosi codici del Trecento, rivelarono la vera identità del Corpo: una divinità fluviale, portata a Napoli dai numerosi mercanti egiziani che in epoca greco-romana affollavano i quartieri a ridosso di San Biagio dei Librai, personificazione del fiume Nilo. Fu grazie all'intervento dello scultore Bartolomeo Mori, nel 1657, che la statua assunse l’aspetto che conserva ancora oggi: fu aggiunto al corpo marmoreo una testa d’uomo, aggiungendo anche la cornucopia nel braccio destro e la sfinge alla sinistra. Sfinge che, negli anni Cinquanta, è stata trafugata: nel 2013 la testa venne recuperata e poté tornare al proprio posto.

Napoli e l’Egitto: il volto esoterico della città

La statua del dio Nilo si trova in piazza Corpo di Napoli, nei pressi di Via San Biagio dei Librai.
in foto: La statua del dio Nilo si trova in piazza Corpo di Napoli, nei pressi di Via San Biagio dei Librai.

Napoli è sempre stata una città cosmopolita, fin dall'epoca della sua fondazione. E fra i tanti popoli che hanno lasciato nelle tradizioni, e nei luoghi, traccia del loro passaggio, ci sono anche gli egiziani: all'epoca in cui la statua del dio Nilo veniva eretta, intorno al II secolo dopo Cristo, il cuore del centro antico della città ospitava una comunità di mercanti proveniente da Alessandria d’Egitto, stanziata proprio nella zona fra Via San Biagio dei Librai e Via Tribunali.

La strada, parte della più ampia “Regio Nilensis”, è quella ancora oggi chiamata via Nilo: un nome che deriva non solo dal rinvenimento della celebre statua del Corpo di Napoli, ma anche perché in epoca antica nell'acciottolato scorreva un fiumiciattolo che dalla zona collinare scendeva giù, fino al mare (che all'epoca arrivava fino alla zona dove oggi sorge Corso Umberto I). Qui i “nilesi” si sentirono a casa, accolti da una città aperta agli scambi e alla multiculturalità, che fin da subito accolse la loro cultura e la loro religione.

Tanto da permettere la costruzione di un tempio ad Iside, che doveva sorgere proprio nei pressi della statua della divinità fluviale: per le comunità stanziate lontano dalla loro terra d’origine Iside rappresentava la protezione durante le navigazioni, un legame ancestrale, materno e forte con l’Egitto. Con l’avvento del cristianesimo tutto ciò non fu più possibile: per molti secoli la piccola via nei pressi di Piazza San Domenico Maggiore venne rinominata Vico Bisi: ma l’origine di questo nome è un’altra storia.