«Solo la nebbia / avete solo la nebbia». È il coro storico contrapposto a quelli beceri (terremotati, colerosi) da stadio che da Napoli arrivava ai tifosi delle squadre settentrionali. La nebbia come disagio e come manifestazione atmosferica fastidiosa è un sempreverde nell'ironia partenopea. Ne sanno qualcosa Totò e Peppino che nel meraviglioso film ‘con la Malafemmina' sono i fratelli Caponi autori di uno straordinario dialogo con il nemico di sempre, Mezzacapa, il dirimpettaio detestato e boicottato.

Mezzacapa: Acqua, vento… e nebbia! Eh… nebbia, nebbia!
Antonio Caponi: Ah, questo m'impressiona! Tutto, ma la nebbia.
Mezzacapa: A Milano, quando c'è la nebbia non si vede.
Antonio Caponi: Perbacco… e chi la vede?
Mezzacapa: Cosa?
Antonio Caponi: Questa nebbia, dico?
Mezzacapa: Nessuno.
Antonio Caponi: Ma, dico, se i milanesi, a Milano, quando c'è la nebbia, non vedono, come si fa a vedere che c'è la nebbia a Milano?
Mezzacapa: No, ma per carità, ma quella non è una cosa che si può toccare.
Peppino Caponi: Ah, ecco.

E poi c'è Pino Daniele. Pinotto che col suo ‘Scarrafone' belli solo per mammà, inno agli elettricisti di Cefalù sposati a Novedrate, ce l'ha anche col nebbiùn.

Accidenti a questa nebbia
Te set adre a laurà
Questa lega è una vergogna
Noi crediamo alla cicogna
E corriamo da mammà

In tempi più recenti a trattarne è Maurizio De Giovanni, noto giallista partenopeo: in uno dei libri della saga del commissario Ricciardi il poliziotto opera in una storica nebbia a Napoli nel 1932. Una nebbia letteraria, intesa come mondo ovattato che smussa ogni angolo ma che impedisce di vedere chiaramente la realtà.