Baci sul Golfo di Napoli (@Mario Mancuso)
in foto: Baci sul Golfo di Napoli (@Mario Mancuso)

Una legge contro i baci in pubblico. E' la strana ed assurda legge con la quale Napoli si trovò a fare i conti il 9 marzo del 1562, senza alcuna apparente ragione. Ancora oggi, il divieto sembra assurdo, soprattutto se si considera che la pena per i "trasgressori" non fosse una semplice multa, ma addirittura la pena di morte. Ed ancora oggi gli storici si scervellano per trovare una spiegazione plausibile ad un divieto così assurdo ed una punizione così esemplare.

All'epoca, il Re di Napoli era Filippo II, che governava attraverso il viceré Pedro Afán de Ribera, giunto nel 1559 a Napoli. Due le ipotesi che potrebbero avvicinarsi alla realtà: in primis, all'epoca infuriavano spesso vere e proprie "battaglie" tra cittadini e popolani napoletani per questioni legate a donne, che spesso erano solo vittime a loro volta. Queste ultime spesso venivano aggredite e violentate, e mancava una legge che "dividesse" la violenza sessuale vera e propria dal semplice approccio. Ed infatti, non essendovi differenza, fu deciso di punire tutti quegli atti "contro l'altrui pudicizia e che non consistevano nella congiunzione carnale". Insomma, una maniera forse un po' "pesante" di tutelare le donne vittime di violenze. Ma forse la verità sta in un'altra ipotesi, più pratica.

Poco prima della comparsa di questa legge, vi erano stati casi di violenti epidemie di peste a Venezia e Torino. I veneziani, soprattutto, navigavano un po' tutto il Mediterraneo e commerciavano anche con Napoli, dove attraccavano. E dunque potevano essere "veicoli" per la peste, che attraverso i baci poteva diffondersi in città. Una motivazione dunque igienico-sanitaria, che spiegherebbe anche la decisione di punire i trasgressori con la morte. Non è dato sapere come i napoletani appresero la notizia: la legge, di fatto, finì nel dimenticatoio ed anche questo lascia pensare che fu una sorta di norma "transitoria", dovuta forse alla paura di una nuova epidemia di peste che, curiosamente, proprio poco dopo (1565) si diffuse nel Regno di Napoli, probabilmente arrivata dalla Sardegna e che lasciò sul terreno qualcosa come 240mila morti su un totale di 450mila abitanti nella sola città di Napoli, sterminando nel resto del Regno circa il 50-60% della popolazione e dunque circa 600mila abitanti. Un'impressionante mattanza di oltre un milione di persone, che spopolò di fatto città e campagne in pochissimo tempo.