Lucio Dalla è quello che si definisce un "napoletano acquisito". Sua una delle ultime canzoni classiche napoletane in assoluto, "Caruso", dall'immortale ritornello «Te voglio bene assaje…», ispirata alla storia degli ultimi giorni del tenore Enrico Caruso. Il cantautore bolognese amò tantissimo la città di Partenope e più volte ribadì questa sua incredibile passione. Dall'anniversario della sua morte (avvenuta il 1 marzo 2012) che precede di poco il giorno in cui si ricorda la sua nascita, ovvero il 4 marzo, ricordato anche un una canzone, si susseguono ricordi che non prescindono quasi mai dal suo legame verso il Sud e verso Napoli.

«Io non posso fare a meno, almeno due o tre volte al giorno di sognare di essere a Napoli. Sono dodici anni che studio tre ore alla settimana il napoletano, perché se ci fosse una puntura da fare intramuscolo, con dentro il napoletano, tutto il napoletano, che costasse 200.000 euro io me la farei, per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni». Questa è soltanto una delle frasi, così belle che assomigliano a poesie, di Lucio Dalla.

Il cantautore ebbe un piccolo studio di registrazione in una piccola barca da 25 metri, la “Billy&Brilly”, ormeggiata alla Marina di Stabia, il porticciolo di Castellammare.  Nel corso degli anni non mancò di farsi vedere in città e partecipare a eventi, si ricorda il bellissimo concerto del 1995 in piazza Plebiscito, presentato da Luciano De Crescenzo: "Fra Bologna e Napoli ci dev'essere un fiume sotterraneo: più conosco i bolognesi e più vedo che somigliano ai napoletani" disse il filosofo-scrittore presentando Lucio.

«La bellezza di Totò è la bellezza di Napoli. Napoli, si fa presto a dire, sembra una città, non lo è, è una nazione, è una repubblica. L'ammirazione che io ho per il popolo napoletano nasce proprio da questo amore per Totò. Napoli è il mistero della vita, bene e male si confondono, comunque pulsano. Sono stato influenzato dall'esistenza di Totò sotto tutte le forme, per me era un mito». Questo disse l'autore de "L'anno che verrà" parlando di Totò.

Forse non tutti ricordano che l'eclettico artista fu protagonista a Napoli di uno storico concerto allo stadio Collana: correva l'anno 1987 e nello stadio vomerese ad un certo punto un boato accolse un meraviglioso Pino Daniele. Insieme erano una accoppiata eccentrica e bellissima: Pinotto che sembrava un indiano, con i  capelli lunghissimi tenuti da un drappo, una camicia multicolore stile Giamaica,  e l'immancabile chitarra. Lucio invece con l'inseparabile cappello panama a falda larga, il giacchino e il clarinetto. "In un momento in cui tutti cantano in inglese, lui ha fato un pezzo in napoletano ed è un onore" disse Pino Daniele indicando Lucio Dalla. E così cantarono insieme "Caruso", entrando nella leggenda.