Raccontano  Enzo Decaro e Lello Arena che quando Enzo Trapani, il geniale regista di "Non stop", vide il loro sketch di San Gennaro e San Ciro non volle apporre alcuna modifica rispetto al copione già usato con Massimo Troisi  a teatro. Solo un accorgimento: piazzò i tre de La Smorfia al centro della scena e posizionò la telecamera in alto, dando l'impressione che il trio si stesse rivolgendo alla statua in chiesa. Il resto è la storia di un successo irripetibile. È il racconto di tocco geniale, uno dei tanti che costellano le memorie di chi – correva l'anno 1977 – prese parte alla rivoluzione col sorriso e l'ironia in onda sulla tv di Stato Italiana, mentre nelle piazze delle città italiane altre rivolte, altre rabbie, altre contraddizioni esplodevano.

"Non stop", “La trasmissione che vanta il maggior numero di tentativi di imitazione”, come recitava il suo stesso sottotitolo, fu per la Rai un'epifania, un nuovo modo di fare varietà in televisione: andare nei teatrini off, nelle cantine di tutt'Italia, recuperare le migliori espressioni del teatro comico e portarle nel piccolo schermo. Furono scelti personaggi che poi si rivelarono quasi tutti protagonisti televisivi, teatrali e cinematografici di quegli e degli anni a venire. Merito dell'altro genio artefice dell'alchimia di  "Non stop": l'allora dirigente Rai Bruno Voglino.

C'è talmente tanta Napoli in "Non stop" da non poterne tenere il conto. Basti una immagine: una sera dopo l'esibizione della Smorfia di Troisi-Arena-Decaro,  le stesse scenografie colorate dei vicoli si prestarono all'esibizione di un giovanissimo  cantautore chiamato Pino Daniele. Cantò "Saglie saglie", tratta dal suo album d'esordio, "Terra Mia". Dialetto, tradizione e amarezza dei nostri tempi. L'inquadratura di quella esibizione (è sulle Teche Rai) restituisce l'interesse sincero fra artisti napoletani: mentre Pino Daniele i tre comici erano a terra, in prima fila, ad ascoltare il suo, il loro dialetto. Nessuno poteva ancora saperlo ma fra Pinotto e Massimo sarebbe poi nata una meravigliosa amicizia e un grande sodalizio artistico. "Non stop" fu anche quello. Fu il modo d'unire un'Italia lacerata dalle tensioni, senza buonismo (come diremmo oggi) e men che meno paternalismo: i pezzi recitati e cantati a volte erano di rilevante impatto sociale, risate agrodolci amplificate via etere. Altro esempio partenopeo? "Tarallucci e vino" cantata dalla Smorfia, Decaro alla chitarra, Arena alla tammorra e Troisi al triccheballacche (strumento popolare usato nelle tarantelle) era un atto d'accusa durissimo contro la Napoli oleografica e inesistenti rispetto a quella, reale, miserabile e disperata.

Insomma, da quei fasti sono passati 42 anni: era giunto il momento di aprire il libro dei ricordi e fissare le memorie anche a beneficio di chi non c'era e però da decenni, complice Youtube, le Teche Rai e i social network vede, rivede, ascolta e riascolta spezzoni di quella trasmissione forse senza nemmeno saperlo. Giorgio Verdelli ormai già da qualche tempo ha raccolto la valigia di cuoio liso di queste memorie napoletane e non solo: con Pino Daniele ad esempio ci ha restituito immagini inedite di un artista che ci ha lasciati troppo presto. Pure stavolta Verdelli ha riordinato i ricordi, arricchiti di immagini e inediti e ha restituito al pubblico d'oggi l'incredibile freschezza del capolavoro televisivo targato Trapani. Così "Unici"  dedica una puntata speciale, una trasmissione di oltre due ore e mezza intitolata “Non Stop – la stagione dei talenti”, firmata con Verdelli da Giandomenico Curi, Silvia Fiorani, Davide Fiorani e la collaborazione di Tommaso Cennamo, Chiara Di Giambattista, Eleonora Tundo.