Un nome evocativo, un nome che rimanda al culto laico che ogni cittadino napoletano che si rispetti nutre e persegue incondizionatamente, un nome quello del rione del "Pallonetto" a Napoli che è tra i più popolari e antichi della città. Il Pallonetto a Santa Lucia, poco distante da Piazza del Plebiscito, collega i le zone terrazzate dell'Egiziaca, Monte di Dio e Pizzofalcone con il primo tratto a est del lungomare. Qui vi è nato Massimo Ranieri, all'ultimo piano di un palazzetto al civico 41 e qui sono stati girati gli episodi della serie tv "I Bastardi di Pizzofalcone" tratti dai romanzi di Maurizio De Giovanni.

Dalla pelota al pallonetto

Ma da dove deriva l'appellativo "pallonetto"? A quanto pare il nome del quartiere deriverebbe dall’usanza già medievale di giocare nelle belle giornate a pilotta o pelota, il gioco di origine basca. Ma questo quartiere era anche noto per essere il borgo dei pescatori, dove un tempo le donne vendevano acqua sulfurea o ferrata , detta “di mummare” perché così si chiamavano le caratteristiche anfore di creta a due manici utilizzate nel passato per trasportare l’acqua ai vari banchi sparsi per la città, senza alterarne le proprietà e la freschezza e i vecchi intrecciavano nasse, riparavano reti e vendevano frutti di mare. Non a caso le case avevano di solito un piano terra utilizzato come rimessa per le barche, mentre il secondo piano era adibito a casa. E i ragazzi  che le abitavano erano tra gli scugnizzi che spadroneggiavano nel porto della capitale del Regno delle Due Sicilie e giocavano per l'appunto a pallone tra i vicoli del quartiere.

Il re pescatore

Gli abitanti del quartiere, detti luciani dalla chiesa della Madonna della Catena costruita nel 1576 in via Santa Lucia, dove sono conservate le ceneri dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, erano per definizione filoborbonici e fedelissimi al re. E la fedeltà era ricambiata da Ferdinando IV che amava stare tra di loro e travestirsi da pescatore. Mischiandosi alla gente, si divertiva a fare pernacchie ai nobili e alla regina Maria Carolina e non era raro vederlo vendere il pesce che aveva appena pescato e mangiare pizze e maccheroni con le mani tra le risate del popolo.

La Festa della ‘nzegna

Era usanza celebrare l’ultima domenica di agosto nel quartiere napoletano del Pallonetto il rito della ‘nzegna (dal verbo "insegnare") un'antica festa pagana che precede quella di Piedigrotta dedicata alla Vergine Maria e che deriva dall’usanza di gettare nel fuoco abiti vecchi e incendiare o mostrare i nuovi.

Ma nel 1771 la festa fu preceduta dall’inaugurazione dell’invenzione scientifica della carrozza anfibia nelle acque di Santa Lucia da parte del colonnello e principe Raimondo de Sangro di Sansevero, che pochi giorni dopo nei primi di agosto di quell’anno si arenò con quel mezzo avveniristico e fu salvato e portato a riva a nuoto proprio dai pescatori e marinai del Pallonetto.

Il Risanamento

Tra i quartieri di Napoli coinvolti durante il Risanamento dell' 800, ci fu anche il Pallonetto che, una volta bonificata tutta la città e le sue strade con le colmate di cemento, si trovò ad essere un quartiere sollevato ed isolato dalla città urbanizzata. L’intervento trasformò la panoramica via Santa Lucia in strada interna, sollevando un generale malcontento che vide marciare in prima linea intellettuali del calibro di Matilde Serao e Ferdinando Russo. Fu così che poi nacque una passeggiata tra palazzi in stile liberty, locali d’epoca e caratteristici scorci, come ancora oggi è possibile vedere.

Il Monte Echia

Sorge proprio ai suoi piedi il Pallonetto e quindi vale la pena inerpicarsi fino in cima per ammirarlo e per ammirare la vista che da qui si gode. Fosse non altro che qui sopra ci sono ancora i resti della Villa di Lucullo, che si estendeva fino al Maschio Angioino e l'isola di Megara, l'attuale Borgo Marinari, della villa Ebe dell’architetto Lamont Young e che qui si gode di uno dei panorami più belli al mondo che si distendono lungo tutto il Golfo di Napoli, da Capo Posillipo al Vesuvio e ai Monti Lattari.

L'omaggio di Marotta

Un omaggio quello del grande scrittore  Gerardo Marotta al quartiere del Pallonetto, che non poteva meglio essere riassunto che nel suo libro "Il teatrino del Pallonetto", testo in cui  narra le vicende del suo alter ego don Vito Cacace che amava leggere il giornale agli abitanti del luogo, allora analfabeti, e raccoglierne i coloriti commenti.