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Il 31 gennaio si festeggia San Ciro Martire, patrono di Portici (Napoli)

San Ciro, festeggiato ogni 31 gennaio, è uno dei santi più amati e venerati dalla città di Napoli. Il suo corpo è custodito nella Chiesa del Gesù Nuovo dove sono poste anche le spoglie di un altro santo medico napoletano: Giuseppe Moscati. Anche a Portici, nel Vesuviano, è festa grande per il Santo Patrono.
A cura di Marta Ferraro
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San Ciro è uno dei santi più venerati dal popolo napoletano e per devozione:  il 66,8% dei Ciro italiani è in Campania. Le spoglie del santo sono conservate nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, nella stessa dove è custodito il corpo di un altro santo: san Giuseppe Moscati. Sulla vita di San Ciro non abbiamo molte notizie. Il Santo nacque nel 250 da una famiglia cattolica a Alessandria d'Egitto, dove studiò medicina. Divenuto medico aprì un ambulatorio dove oltre a curare il corpo alleviava anche lo spirito dei pazienti, esercitando la professione gratuitamente per i poveri e gli indigenti.

Tutto ciò fino al 299, fino a quando cioè i medici alessandrini, durante l'impero di Diocleziano, cominciarono a essere perseguitati perché considerati maghi e stregoni. Nel tentativo di evitare la persecuzione San Ciro si recò in Arabia Petra. L'allontanamento da Alessandria segnò per il santo una nuova tappa della sua vita. Qui, il santo cambiò il modo di essere medico e dedicandosi all'orazione e alla contemplazione affidava i suoi pazienti alla preghiera e non si serviva più di erbe medicinali per curarli. Nel 303 si abbatté sulla Chiesa la persecuzione più sanguinosa della storia. L'imperatore Diocleziano intensificò l'oppressione contro i cristiani, che furono sollevati dai loro diritti civili, arrestati, e qualora non abiurassero la fede cattolica, torturati e condannati a morte. La tremenda persecuzione si estese in Asia Minore, dilagò in Palestina, quindi giunse fino in Africa. A queste notizie Ciro e Giovanni decisero di lasciare il loro eremo e di ritornare a Alessandria per sostenere i fratelli nella fede. I due furono scoperti e condannati. Vennero condotti davanti al prefetto Siriano, che comandò che venissero torturati se non avessero ritrattato la fede cattolica. Così vennero condannati alla morte più atroce: flagelli, chiodi, ustioni con torce ai fianchi, pece bollente, versamento di sale e aceto sulle piaghe e infine decapitati: il 31 gennaio del 303.

Culto e traslazione di San Ciro

I corpi dei Santi Ciro e Giovanni sono stati conservati nel tempio di San Marco a Alessandria fino all'inizio del V secolo. In seguito, il patriarca alessandrino San Teofilo fece costruire un tempio a Canòpo dove furono trasferiti i corpi. Il progetto venne concluso dal suo successore San Cirillo e la traslazione delle reliquie avvenne nel 414 a Menouthis. Il santuario acquistò subito grande fama, e la notizia di miracolose guarigioni avvenute nel tempio richiamarono molti pellegrini. Il principale culto devozionale era l'incubatio, cioè l'usanza di dormire distesi sul pavimento e attendere che durante il sonno, san Ciro indicasse durante un'apparizione i rimedi da seguire per guarire.

Solo nel X secolo le spoglie dei martiri furono portate a Roma dove gli fu dedicata la basilica Santa Passera. Intorno al XIV secolo, a causa delle frequenti inondazioni del Tevere, le reliquie dei santi martiri vennero trasportate nella Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, dove San Ciro, fin dal secolo VII, era particolarmente venerato. Successivamente, nel 1600, le reliquie furono traslate a Napoli a opera del cardinale Francesco Sforza e collocate nella chiesa del Gesù Nuovo. È tradizione che nel comune di Portici, zona Vesuviana, provincia di Napoli, vi sia una processione dedicata a San Ciro.

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