È ripreso ieri a Napoli il processo per lo scandalo del "sangue infetto" che vede alla sbarra, tra gli altri, l'industriale farmaceutico Guelfo Marcucci e l'ex direttore generale del Ministero della Salute Duilio Poggiolini. I due, ultra ottantenni, sono le figure chiave di uno dei più grandi scandali degli anni novanta quello delle trasfusioni e dei farmaci emoderivati non controllati ed immessi sul mercato. Le sacche si sangue immesse vendute tra gli anni ottanta e gli anni novanta, risultarono infette dal virus dell'HIV e dell'epatite B. Decine di migliaia sono stati i pazienti contagiati in tutta Italia, mentre ancora oggi è difficile fare una stima precisa dei morti causati dai virus contratti attraverso le trasfusioni ed i prodotti emoderivati. Lo scandalo risale al 1993 ed il processo, dapprima in campo al tribunale di Trento e poi spostato a Napoli, è cominciato solo nella scorsa estate con la prima udienza a venticinque anni di distanza dai fatti. Molti reati sono stati prescritti, ma resta in piedi l'accusa di  omicidio colposo plurimo aggravato dalla prevedibilità della colpa. Contro gli accusati si è costituito come parte civile il Ministero della Salute che ha chiesto a nome dei pazienti contagiati un risarcimento di 55 milioni di euro. Guelfo Marcucci era il proprietario delle aziende Aimaderivati, Farmabiagini e Sclavo che avrebbero immesso nel mercato, secondo l'accusa, sacche di sangue infetto. Nell'udienza di oggi presso il Tribunale di Napoli si sono costituite parte civile le associazioni ARLAFE, ATE, Ass. Prov. Varese, e ancora alcuni familiari. Guelfo Marcucci è il capostipite della famiglia di imprenditori che da anni sono leader nel settore degli emoderivati, nonchè padre del senatore del Partito Democratico Andrea Marcucci.

Poggiolini in udienza ad aprile

Il 25 Maggio prossimo riprenderà il dibattimento prendendo in esame la posizione di Marcucci mentre il prossimo 27 Aprile è stato convocato in udienza Duilio Poggiolini l'ex manager del Ministero della Salute. I due saranno giudicati dal Tribunale di Napoli con due procedimenti separati. Nell'udienza di ieri il giudice, dott.ssa Ceppaluni ha rinviato all'udienza del 25 maggio 2015 alle ore 10,00 per permettere agli imputati di depositare memorie in cui si motiva la richiesta di esclusione delle parti civili, in attesa di comprendere quando si potranno riunire i due segmenti del processo.  "Dopo trent'anni di attese finalmente forse si riuscira' a scrivere la pagina di questa storia fatta di sangue e soldi sulla pelle di cittadini" ha dichiarato a Fanpage Andrea Spinetti portavoce del Comitato vittime del sangue infetto. Un tempo infinito quello atteso dalle vittime del sangue infetto per ottenere giustizia. "Un caso che si puo' definire "scuola"in questo paese dove la giustizia non è per tutti" commenta Spinetti. A difendere le vittime l'avvocato siciliano Ermanno Zancla: "siamo riusciti a superare lo scoglio dell'udienza preliminare, la difesa puntava a far terminare il processo subito, invece così non è". La difesa punta anche a sollevare il difetto di competenza territoriale, "ormai c'e' il principio perpatuatio iurisdictionis quindi la competenza è radicata, il processo resta Napoli" commenta Zancla.