Il 20 febbraio 2020 entrerà nella storia di Scampia: inizia l'abbattimento della Vela verde, il primo atto concreto del progetto "Restart Scampia" finanziato dal bando periferie della Camera dei Deputati che porterà alla costruzione di nuovi alloggi per i restanti abitanti delle altre Vele e al prosieguo degli abbattimenti. Ne resterà soltanto una, la Vela celeste, che ospiterà gli uffici della Città Metropolitana, una sorta di monumento di ciò che fu il quartiere. Una storia di 40 anni di lotta degli abitanti delle Vele che trova finalmente un orizzonte vicino, la casa dignitosa per tutti, l'abbattimento dei mostri di amianto e cemento e la riqualificazione del quartiere.

L'occupazione dei terremotati e l'avvio della lotta

Omero Benfenati e Rosario Caldore sono gli interpreti più attuali della battaglia degli abitanti delle Vele. Hanno tenuto aperta la sede del Comitato di lotta per anni, hanno raccolto il testimone da chi c'era prima di loro e sono stati indispensabili motori della battaglia che ha portato ai nuovi finanziamenti e quindi all'abbattimento delle Vele. Costruite tra il 1962 e il 1975 da un'idea dell'architetto Franz Di Salvo, le Vele dovevano ricostruire nell'idea originaria, la comunità del vicolo. Palazzi alti fino a 14 piani, con grossi corridoi di ferro sospesi nel vuoto, amianto e cemento impastati per edificare quelli che da subito gli abitanti hanno definito dei "mostri". Dopo il terremoto del 1981 i senza casa di tutta la città iniziarono ad occupare le Vele, provenivano da quartieri diversi, con storie familiari diverse, accomunati da una condizione di indigenza da un lato e dall'altra dal fatto che i movimenti di lotta per la casa di quegli anni, messi su dalla sinistra extraparlamentare, puntarono proprio su Scampia per soddisfare il bisogno di case dopo il sisma dell"81. E' in questa dimensione che nasce la storia del Comitato di Lotta delle Vele di Scampia. "Quando sono arrivato qua avevo 1 anno – racconta a Fanpage.it Omero Benfenati – non avevamo niente e ci ritrovavamo a vivere qui dentro, con i corridoi centrali che somigliano ad un padiglione di un carcere. Ci inventavamo i giochi da fare, giocavamo a "sette pietre", oppure giù al palazzo creavamo i campetti per giocare a pallone con le buste dell'immondizia. Però c'era un elemento, la volontà di sentirsi tutti quanti una sola cosa, una comunità, questo ci rendeva felici".

E' così che si è costruita un'identità, in luoghi dove non c'era l'acqua, non c'era l'asfalto nelle strade, non c'era nulla, solo miseria e indigenza, si sopravviveva restando uniti. "Oggi nelle case nuove abbiamo il citofono – spiega Rosario Caldore – sembra una banalità ma noi non sapevamo cosa significasse bussare normalmente ad un citofono e tua mamma ti rispondeva dall'altro lato. Noi dovevamo strillare da sotto al palazzo chiamando al settimo o ottavo piano e sperando che qualcuno ci sentisse". Alla fine degli anni ottanta nasce il percorso di lotta delle vele con la nascita del Comitato. "Il luogo delle riunioni era la sede della Vela gialla – racconta Omero – che è ancora attualmente la sede del Comitato. Le decisioni si prendevano tutti insieme, tutti gli abitanti delle sette Vele in assemblea, nascevano le proposte, si evidenziavamo le esigenze. Lì nasce la lotta per una casa dignitosa, nasce lo slogan "Vele carceri speciali", e si iniziò a chiederne l'abbattimento". Si arrivò così al finanziamento, all'inizio degli anni novanta di 170 miliardi di vecchie lire, più 40 miliardi messi dalla Regione Campania, per abbattere le Vele e costruire nuova case a misura d'uomo. E' il 1997 quando viene abbattuta la prima Vela, Oscar Luigi Scalfaro è il Presidente della Repubblica e va a visitare le Vele e ascolta le ragioni del comitato di lotta, Antonio Bassolino è il Sindaco di Napoli. Il primo abbattimento lascia tutti attoniti, nonostante le cariche di tritolo la Vela resta in piedi, non crolla. Una sorta di sfida a chi vuole abbattere i mostri per aprire una nuova era a Scampia. Al secondo tentativo la Vela va giù, seguiranno altri due abbattimenti, nel 2000 e nel 2003. Parallelamente vengono costruiti nuovi alloggi per gli abitanti delle Vele, case a misura d'uomo, palazzine di 4 piani con metrature adeguate per ospitare una famiglia, niente amianto, parchi con giostrine per i bambini, aree verdi, sotto ai palazzi gli esercizi commerciali per chi fino ad allora a Scampia aveva difficoltà anche a fare la spesa. "Poi ad un certo punto – prosegue Omero – si è fermato tutto, i soldi sono finiti, le ditte non venivano più pagate, i cantieri si sono fermati e il popolo delle Vele venne abbandonato".

Abbattimento della Vela G, 1997
in foto: Abbattimento della Vela G, 1997

Vittorio Passeggio, il leader storico amato dal popolo delle Vele

Il popolo delle Vele per anni ha avuto un grande condottiero, Vittorio Passeggio, da sempre impegnato nelle lotte sociali, in quelle per il lavoro e per la casa, espressione storica dei movimenti di sinistra napoletani, Vittorio ha guidato tutta la prima parte del processo di abbattimento delle Vele e riqualificazione del quartiere. Oggi vive un momento delicato per la sua salute, ma proprio in queste settimane chiunque a Scampia davanti all'appuntamento dell'abbattimento della Vela verde, il primo dopo 17 anni, non fa che ricordare Vittorio. "Mi ricordo che eravamo piccoli e con mamma e papà andavamo alle manifestazioni guidati da Vittorio" ricorda Rosario. "Vittorio è quello che ha creato tutto questo – dice Omero – è quello che con forza e caparbietà ha risvegliato le coscienze di chi si era rassegnato a vivere in questo inferno. C'è una sua foto con Scalfaro quando venne abbattuta la prima Vela". Nella sede del Comitato nella Vela gialla, ci sono decine di foto che ripercorrono quasi 40 anni di lotte che ritraggono Vittorio, armato di megafono, in testa alle manifestazioni. Quando tutto si fermò a metà degli anni duemila, quando il processo di riqualificazione delle Vele sembrava arenatosi per sempre, Vittorio non mollò. Nuovi alloggi furono consegnati agli abitanti della Vela rossa, celeste, gialla e verde. In via Labriola e via Gobetti furono ultimati i cantieri che erano fermi da tempo. Così come in via Valerio Verbano, strada dedicata allo studente dell'Autonomia Operaia romana ucciso dai fascisti a 18 anni davanti ai suoi genitori, un toponimo che il Comitato volle fortemente tra le nuove vie sorte con l'edificazione delle nuove case per gli ex abitanti delle Vele. Omero, Rosario e tutti gli altri non erano più bambini ma erano cresciuti e affiancarono Vittorio nella battaglia per la riqualificazione del quartiere. Negli anni dell'amministrazione di Rosa Russo Iervolino ci furono decine di manifestazioni, presidi, incontri con gli enti locali per provare a riaprire la possibilità di un nuovo piano di riqualificazione delle Vele. Ma è con l'amministrazione di Luigi de Magistris che arriva la svolta. "Decidemmo di metterci in macchina e di andare alla Camera dei deputati per parlare con la presidente Laura Boldrini – racconta Omero – arrivammo alla Camera e spiegammo tutta la nostra storia, da dove avevamo iniziato, chi eravamo, i risultati che si erano ottenuti, e dove tutto si era fermato. La Boldrini ci ascoltò interessatissima, volle conoscere la nostra storia, venne anche alle Vele, visitando le case, la sede del comitato e anche le case nuove. Fu lì che riuscimmo a riaprire la partita". La sinergia tra Laura Boldrini e Luigi de Magistris, per il Comune di Napoli, messi insieme dal Comitato Vele, portò alla nuova fase di riqualificazione.

Vittorio Passeggio con Boldrini e de Magistris
in foto: Vittorio Passeggio con Boldrini e de Magistris

L'altra faccia di Gomorra: "Noi siamo la parte sana"

Come ogni luogo dove c'è miseria e disagio, la camorra attecchì anche nelle Vele di Scampia. Perfette per installare le piazze di spaccio grazie alla loro anomala architettura, i grandi corridoi, i sotterranei, i terrazzi, le intercapedini degli ascensori mai installate, la quantità enorme di persone senza lavoro che avevano bisogno di un sostentamento. La camorra occupò le Vele di Scampia, siamo negli anni del regno dei Di Lauro e della successiva guerra sanguinosissima con gli scissionisti. Omicidi, blitz, cadaveri di tossicodipendenti rinvenuti nei sotterranei e nelle scale, gli anni più bui per il popolo delle Vele. Sono gli anni in cui il film "Gomorra" di Matteo Garrone fa conoscere le Vele a tutto il mondo. Ne segue la serie di Sky Atlantic qualche anno dopo. Oggi passeggiando tra le Vele sono decine e decine le scritte e i murales contro Gomorra. L'accusa è quella di aver costruito uno stereotipo con cui un intero quartiere è stato marchiato. Di certo, le piazze di spaccio ed i morti ammazzati sono stati una realtà innegabile. Ma poi, come sempre, la storia va avanti e le cose cambiano. "Ad un certo punto lo Stato ha deciso di fare lo Stato – racconta Rosario – le Vele di Scampia erano la più grande piazza di spaccio d'Europa, oggi in tutto il quartiere quasi la totalità delle piazze di spaccio sono state smantellate, oggi viviamo in una dimensione diversa. E' stato difficile sottrarsi alla camorra sicuramente, ma ce l'abbiamo fatta se oggi siamo qui a raccontarlo". "Noi siamo l'altra faccia di Gomorra, quella che non è stata raccontata – riprende Omero – siamo la parte sana, quella che oggi sta dando risposte ai cittadini e anche a chi ci ha sempre definito i brutti, sporchi e cattivi. Niente è stato calato dall'alto e niente ci è stato regalato, ma tutto è arrivato con la lotta".

Restart Scampia, la nuova era del quartiere

Il progetto "Restart Scampia" viene finanziato dal bando periferie della Camera dei Deputati, vengono coinvolti il Comune di Napoli, la Città Metropolitana di Napoli e ovviamente il Comitato Vele. Circa 60 milioni di euro di finanziamenti per abbattere la Vela verde, quella rossa e quella gialla, per costruire nuovi alloggi per gli ex abitanti, esercizi commerciali, che con il completamento del cantiere della nuova sede della facoltà di Medicina dell'Università Federico II e delle nuove aree riqualificate, darà un nuovo volto a Scampia. "Complessivamente sono stati realizzati 1250 alloggi per gli ex abitanti delle Vele – sottolinea Omero – nuovi esercizi commerciali, la sede dell'Università, nuove strade, ma abbiamo dovuto soffrire molto per arrivare ad avere la condizione di una famiglia normale". L'abbattimento della Vela verde è quindi non solo un simbolo di nuova rinascita del quartiere ma anche la realtà di un nuovo processo che inizia e che dovrebbe, a differenza di quello degli anni novanta, essere portato a compimento. Mancano ancora 50 milioni per la realizzazione di nuovi appartamenti e di nuove infrastruttura in base ad un piano che il Comitato di lotta ha sottoposto al Comune di Napoli che lo ha fatto proprio. Restano da sistemare ancora 350 nuclei familiari: "Noi vigileremo per portare a compimento tutto il piano – commenta Omero – fino a quando l'ultimo abitante non uscirà dalle Vele e entrerà in una casa dignitosa non molleremo la presa". Intanto, grazie all'esperienza del Cantiere 167, centro sociale occupato a viale della Resistenza a pochi passi dalle Vele, una nuova realtà si è consolidata sul territorio. "Dalla lotta delle Vele abbiamo imparato tanto – spiega Rosario – così abbiamo deciso di unire tutte le lotte per i diritti essenziali, che sono il diritto alla salute, il diritto alla casa e il diritto al lavoro. Abbiamo formato anche un comitato di disoccupati e grazie alla clausola di salvaguardia del territorio stipulata insieme al Comune di Napoli, il personale che lavora ai cantieri di Restart Scampia viene preso dal quartiere. Oggi ci sono 5 nostri compagni che stanno lavorando all'abbattimento della Vela verde". Questa volta, a differenza del 1997, non ci saranno esplosivi per far venire giù la Vela, si opererà con una pinza meccanica che in 40 giorni demolirà la struttura. "Oggi in tanti vengono a fare passerella a Scampia, ma questa è la nostra vittoria, la vittoria del popolo delle Vele – conclude Omero – vediamo tanta attenzione, uno show mondiale, se ci fosse stata tutta questa attenzione non ci avremmo messo 40 anni per vedere realizzati in nostri sogni, ma sicuramente più poco".