Il 13 marzo del 2003 moriva Roberto Murolo, attore, chitarrista, maestro della canzone napoletana. Murolo nacque a Napoli nel 1912, da Lia Cavalli e del poeta Ernesto Murolo, figlio illeggittimo, questi, secondo alcuni, del drammaturgo Eduardo Scarpetta.  Sin da giovane – quando ebbe modo di conoscere Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio e Raffaele Viviani – furono evidenti il suo talento e la sua attitudine per la musica. La sua voce delicata, ma incisiva gli permise di distinguersi vincendo alcuni concorsi giovanili. Diverrà famoso con intramontabili successi come Munasterio ‘e Santa Chiara, Tammurriata nera, Scalinatella.

Roberto Murolo, l'ascesa al successo

Nel 1960 diventa uno dei protagonisti della scena musicale napoletana insieme a Sergio Bruni e Renato Carosone. Dal 1969 incide quattro album monografici intitolati I grandi della canzone napoletana, dedicati ai poeti Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo (suo padre), Libero Bovio ed E. A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta). La sua produzione discografica si interromperà a metà degli anni Settanta, salvo poi riprendere con l'album ‘Na voce, ‘na chitarra (1990), in cui interpreta canzoni di altri autori, tra cui Paolo Conte, Pino Daniele, Gino Paoli. In occasione del suo ottantesimo compleanno pubblica Ottantavoglia di cantare (1992) dove vengono raccolti i duetti con Fabrizio De André, Mia Martini, Renzo Arbore e Peppino Di Capri.  Nel 1993 esce l'album L'italia è bbella, realizzato con Martini e Gragnaniello. Morirà il 13 marzo 2003 a Napoli, nella sua casa di Via Cimarosa 25, al Vomero, dove oggi ha sede la Fondazione Roberto Murolo.

Le scale di via Cimarosa intitolate a Roberto Murolo: la proposta

"A tredici anni dalla dipartita del maestro, avvenuta a 91 anni il 13 marzo 2003,  – scrive Gennaro Capodanno, presidente del comitato Valori Collinari del Vomero e promotore dell'iniziativa per l'intitolazione di un luogo al cantante -, ritengo doveroso lanciare l'appello all'amministrazione comunale affinché, oltre a una traversa di via Nino Bixio, nel quartiere Fuorigrotta,  di recente a lui intitolata, gli vengano dedicate quelle scale del quartiere collinare partenopeo, nei pressi delle quali il  “padre nobile della grande canzone”, come si legge su una lapide apposta in sua memoria sulla facciata del fabbricato, trascorse la sua vita, in un casa posta in via Cimarosa 25, dove prima di lui aveva vissuto il padre Ernesto, grande poeta dell’epoca d’oro della canzone napoletana, come ricorda un’altra lapide posta nei pressi della prima".