a cura di Antonio Musella e Gaia Bozza

Mentre il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si appresta a inaugurare la stazione ferroviaria Tav di Afragola costata 70 milioni di euro, le strade dell'area Nord di Napoli sono insanguinate da una nuova faida di camorra. Al centro del conflitto fra i clan sembrano esserci i lavori legati alle grandi opere. L'area intorno alla stazione per l'alta velocità è sotto l'influenza della famiglia Moccia. Una prova evidente viene fornita dal video arrivato alla redazione di Fanpage.it: nel 2014 viene sequestrata una zona di 10 mila metri quadrati nei pressi della stazione dell'alta velocità. I terreni sono intestati a Maria Maranta ma sul posto, durante il blitz della Polizia Municipale di Afragola che aveva riscontrato alcuni abusi edilizi, si presenta Antonio Moccia. "I Moccia sono camorristi perché usano l'intimidazione mafiosa nella loro attività imprenditoriale", spiega Rosaria Capacchione, senatrice Pd e membro della Commissione Parlamentare Antimafia, nel reportage di Fanpage.it.

Proprio intorno alla stazione c'è una nuova torta da spartirsi: i lavori da realizzare intorno, 40 milioni di euro da spendere nelle opere di compensazione e gli interventi previsti dal piano urbanistico comunale, approvato lo scorso 1 giugno dal Comune di Afragola. Il 25 maggio viene ucciso, sempre ad Afragola, l'imprenditore edile Salvatore Caputo, 72 anni, "l'uomo di collegamento tra i clan e la politica": così lo descrive la senatrice Capacchione. Non un omicidio qualunque, quindi,  ma un nome eccellente: "Impossibile pensare che un omicidio del genere – continua –  a pochi giorni dall'inaugurazione di una grande opera come quella della stazione Tav di Afragola, sia una morte qualunque, questo non è un agguato come quelli nel Rione Sanità, qui ci sono gli affari grossi".

I Moccia tra cemento e camorra.

La politica ha sempre negato la presenza di interessi criminali nel grande affare dello sviluppo urbanistico intorno alla Tav. Nell'ottobre del 2014 la Polizia Municipale di Afragola sequestra i terreni adiacenti alla stazione perché rileva alcuni abusi. Come documenta il video esclusivo di Fanpage, sui terreni si presenta, inaspettatamente, Antonio Moccia e chiede spiegazioni su quel sequestro, sebbene non sia formalmente il proprietario dei suoli. L'imprenditore è figlio di Anna Mazza, soprannominata la "vedova nera" e Gennaro Moccia dell'omonimo clan, trucidato in un agguato dai killer dei clan rivali nel 1974.

"Qua già sono venuti Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza…Ci  mancava solo Roma, stiamo a posto!", esclama il figlio del defunto boss Gennaro Moccia. Poi parla di concessioni e di sanatorie su quei terreni. Per questo, i vigili effettuano il sequestro identificandolo come proprietario dei suoli insieme a sua moglie, Maria Carmina Parità, e alla formale proprietaria, Maria Maranta. Antonio Moccia è ufficialmente un imprenditore senza condanne per camorra. E come tale si presenta. Nell'area, però, come è stato riconosciuto da una recente sentenza di primo grado, il clan Moccia esiste ed è vivo.

Nel 2011 scatta un blitz contro oltre venti affiliati. Un'inchiesta coinvolge anche Antonio Moccia, identificato come presunto boss, ben radicato a Roma: amicizie, relazioni, lussuosa villa ai Parioli. Vengono aperti due fascicoli diversi, mai unificati: il procedimento contro gli affiliati va avanti mentre quello contro di lui si arena. A questo proposito la senatrice Capacchione chiarisce: "Oggi i Moccia sono quelli che sono sempre stati da quando nascono, il richiamo deve essere all'articolo 416 bis del codice penale. Secondo quello che dice il 416 bis sono camorristi, perché si avvalgono del potere intimidatorio derivante dal vincolo associativo. Se io fossi un cittadino qualunque che svolge una qualunque attività imprenditoriale e mi vedessi presentare Antonio Moccia, avrei delle serie preoccupazioni. Per me sarebbe un buongiorno mafioso". Il clan Moccia ha un territorio di influenza che parte dall'hinterland napoletano ma non si ferma certo a quell'area: le sue attività imprenditoriali sono di carattere nazionale, come dimostrano anche le inchieste e i sequestri degli ultimi anni. I Moccia porgono spesso il biglietto da visita da imprenditori.

Nel 2016 un'inchiesta porta alla luce le attività del clan a Roma colpendo il boss Luigi Moccia e altri affiliati, svelando anche la possibile strategia del successo imprenditoriale-camorristico e cioè l'inabissamento: la mimetizzazione delle attività criminali nell'economia, grazie a numerosi prestanome. Nel marzo scorso, nell'ambito dell'inchiesta su infiltrazioni camorristiche in attività imprenditoriali nel Lazio e a Napoli,  la Polizia ha sequestrato a Luigi Moccia una mega villa di 40 vani che si trova ad Afragola, tre appartamenti, un garage, un terreno, un magazzino, due terreni ad Acerra e l'Hotel San Pietro nella zona della Stazione Centrale di Napoli. Non solo: sono state sequestrate quote e l'intero patrimonio della società "Geni srl" di Roma, che si occupa del commercio all'ingrosso di prodotti alimentari. Gli interessi del clan sono alberghi, agroalimentare, ma anche grandi opere, movimento terra, speculazioni immobiliari con l'accaparramento dei terreni, come racconta la componente della Commissione antimafia, che paragona i Moccia al clan dei Casalesi che "quando serve sparano", ma "non hanno bisogno perché hanno potere intimidatorio che continua a funzionare, loro sono sempre i Moccia".

Il nuovo affare delle opere intorno alla stazione.

Dopo il taglio del nastro della Tav, si avvieranno le procedure per ridisegnare l'intera zona intorno alla grande opera, un'area molto estesa che oggi è a carattere agricolo. Accaparrarsi i terreni è il primo passo per partecipare all'affare della riqualificazione dell'area. Come si vede nel video esclusivo di Fanpage.it, Antonio Moccia fa riferimento al "Piano dei 5 Comuni", un progetto approvato dalla Provincia di Napoli nel 2003, che prevede la costruzione di opere e infrastrutture nei cinque Comuni dove passa l'alta velocità: Acerra, Afragola, Casalnuovo, Casoria e Cardito. Antonio Moccia si augura "l'attuazione del Piano dei 5 comuni – come si vede nel video di Fanpage.it – perché a detta degli avvocati dovremmo avere una concessione in sanatoria".

L'area riconducibile a lui è di 10 mila metri quadrati, circa la metà dell'intera area dove sorge la stazione Tav di Afragola e verrà interessata, per ammissione dello stesso Moccia, dai piani di riqualificazione. "Tutto quello che è connesso alla realizzazione delle grandi opere è appannaggio dei Moccia – spiega Rosaria Capacchione – escavatrici, bobcat, cemento, è tutto nelle disponibilità delle loro aziende". Un ulteriore strumento per ridisegnare il territorio intorno alla stazione è l'approvazione del Piano Urbanistico Comunale, varato dal Comune di Afragola lo scorso 1 giugno, una settimana dopo l'omicidio di Salvatore Caputo, avvenuto il 25 maggio. "Con l'approvazione del piano urbanistico saranno definite le linee guida dello sviluppo della città – spiega Domenico Tuccillo, sindaco Pd di Afragola – con particolare attenzione all'area intorno alla stazione Tav che viene identificata come vero motore della crescita delle opportunità per il nostro territorio". D'altronde, Tuccillo aveva paragonato l'area intorno alla stazione Tav a una nuova Bagnoli: "Questa è un'area su cui investire, il tema dello sviluppo del territorio non può essere solo relegato a Napoli e a Bagnoli". Da realizzare ci sono le opere compensative sul territorio intorno alla stazione per un valore di circa 40 milioni di euro, per i quali non sono ancora state avviate le gare d'appalto.

Nuovi investimenti e quindi nuovi affari sui quali la camorra potrebbe mettere le mani. E intanto riprende la faida sul territorio: l'omicidio di Caputo, ritenuto un vero e proprio manager delle attività dei Moccia, ha riacceso i riflettori. Pochi giorni dopo, il 3 giugno, tra Afragola e Cardito viene ucciso  Remigio Sciarra, 52 anni, ritenuto dagli inquirenti legato al clan Cennamo, freddato davanti alla moglie e al figlio. La questione è sul tavolo dei magistrati, che stanno approfondendo le dinamiche dello scontro tra clan sul nuovo grande affare delle opere legate alla stazione Tav. Il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, capo della Direzione distrettuale Antimafia di Napoli, riunirà i magistrati che indagano sui clan di Afragola: i pm Ivana Fulco, Gianfranco Scarfò, Ilaria Sasso del Verme e Ida Teresi. A loro il compito di fare luce sulla nuova guerra per mettere le mani sulle grandi opere.