La sua pericolosità e la sua vastità erano già state rese note nel 2015 quando il generale della Forestale Sergio Costa l'aveva ribattezzata "la discarica sotterranea più grande d'Europa". Questa dicitura, proposta due anni or sono, ha trovato conferma quest'oggi grazie al provvedimento di sequestro dell‘ex cava Pozzi Ginori a Calvi Risorta, in provincia di Caserta: 47 ettari di terreno che, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbero stati contaminati con ingenti quantità di rifiuti pericolosi. Il provvedimento, firmato dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della locale Procura e messo in atto dai carabinieri del Nucleo Forestale di Caserta, ha così portato al sequestro della vastissima area.

Tutto è iniziato nel 2014, quando gli scavi del Gruppo Forestale (oggi confluito nell'Arma dei carabinieri) portarono alla luce alcuni fusti di rifiuti seppelliti nel terreno. L'anno dopo, come detto, nel 2015, si ipotizzo che l'area contaminata comprendesse 25 ettari di terreno, ipotesi che oggi, con il sequestro di 47 ettari, è stata largamente superata. Nell'inchiesta della Procura risultano indagate anche oltre 10 persone, tutte proprietarie a vario titolo dei terreni in questione, per le quali si ipotizza il reato di disastro ambientale e contaminazione delle falde acquifere. Nei campioni prelevati risulta infatti "il superamento della Concentrazione della Soglia di Contaminazione (Csc) relativi ai Policlorobifenili (Pbc) e al parametro degli idrocarburi totali".