C’è chi un impeto di rabbia ha gettato nella spazzatura l’amatissima sciarpa di Edinson Cavani quando il campione uruguayano è passato al Paris Saint Germain; chi, come un fidanzato tradito, ha preferito disfarsi in fretta e furia della sciarpa che associava il blu del Napoli al nome di Gonzalo Higuain, trasferitosi alla Juventus nel bel mezzo di uno psicodramma collettivo che a molti è sembrata una sceneggiata. Poi c’è, invece, chi quelle sciarpe le recupera dalla spazzatura, le lava, le stira e, alla fine, ha creato un vero e proprio muro delle sciarpe di calcio recuperate: guardarlo crea ammirazione, visto che fa invidia ai migliori collezionisti di cimeli sportivi.

Il “muro delle sciarpe” è una invenzione di Aniello Iacomino, operatore della cooperativa Ambiente Solidale, che ha sistemato la particolare raccolta in uno dei capannoni dove è ospitato l’ente senza scopo di lucro nell’area industriale di San Giovanni a Teduccio, nella periferia est di Napoli. La cooperativa si occupa, in molte città, della raccolta e del riciclo dei vestiti usati. Tra le decine di sciarpe esposte c’è veramente di tutto: da quella della Roma a quella della Juventus, da quella del Barcellona a quella del West Ham, passando per le squadre della serie B italiana. Ovviamente, a farla da padrone sono le sciarpe del Napoli, al punto che sembra incredibile che i supporter partenopei ne abbiano gettate tante.

“Per noi non è strano, invece: la gente butta via veramente di tutto. – spiega Antonio Capece, il presidente della cooperativa sociale, che oggi dà lavoro ad una ventina di persone tra disoccupati di lunga durata, diversamente abili ed ex tossicodipendenti – Magari qualcuno va a vedere il Napoli, compra la sciarpa allo stadio e poi la regala ad un cugino che non è particolarmente interessato al calcio. Quello dopo qualche mese la butta… e noi la recuperiamo.”

Ambiente Solidale è una cooperativa sociale di tipo B costituita nel 2006 ai sensi della legge 381/91. Come tale, risulta essere una particolare forma di impresa che, grazie allo svolgimento di attività imprenditoriali nell’ambito ambientale e sociale, consente l’inserimento lavorativo di persone abitualmente escluse dal mercato. Opera nel settore della raccolta e nel trasporto di rifiuti speciali, “pericolosi” e “non pericolosi” e, soprattutto, dei vestiti usati.