La protesta corale prende forma. Ma il grido di rabbia della terra dei roghi si divide sul campo in raduni e cortei diversi, tra battibecchi e l’ansia di organizzazione in tempi brevi. In mezzo alle marce e agli incontri locali, come a Giugliano, Boscotrecase, o Bellona dove il sito di stoccaggio dei rifiuti dell’Ilside è andato a fuoco giorni fa, uno degli appuntamenti per la mobilitazione è fissato a Napoli giovedì 20 alle ore 18 in piazza Trieste e Trento per dirigersi, poi, verso la prefettura. Il primo post sulla pagina Facebook di “Stutammo offuoco”, la manifestazione regionale sulla Terra dei fuochi promossa dal Movimento 5 Stelle, è datato martedì 11 luglio: “Dopo due anni di inutili lotte possiamo affermare senza ombra di dubbio: non c'è nessuna volontà di risolvere. Si finge di affannarsi per combattere le conseguenze e si ignorano le cause. Siete dei criminali”. Seguono foto e link pubblicati da attivisti e cittadini che descrivono l’emergenza di queste ore, e non solo sul Vesuvio divorato dalle fiamme. Da Casavatore a Caivano, Afragola, Casalnuovo, Orta di Atella, Acerra, Mondragone, in quel pezzo di terra tra Napoli e Caserta devastato dai roghi tossici. Si invita il 20 ad indossare maglie nere in segno di lutto e mascherine alla bocca, si annuncia la partecipazione dei rappresentati pentastellati di Comune, Regione e Parlamento.

La manifestazione di domani della Rete stop biocidio.

Trascorsa qualche ora, sul social network spunta un altro evento, coordinato invece dai comitati campani della Rete Stop Biocidio che si ritroveranno domani alle 17 nel piazzale della stazione metro di via Toledo: “La nostra terra brucia ancora – spiegano -. La nostra terra brucia sul serio, non solo nelle fotografie che girano su Facebook. È tempo di scendere in strada, perché la protesta sui social finora è stata inutile. Ignorati dalle istituzioni, ignorati dai principali organi di informazione, è tempo di manifestare la nostra indignazione e rabbia. Mentre i responsabili restano a guardare, la nostra terra brucia”. Ma compaiono, nella pagina de “La nostra terra brucia”, anche i post di utenti che ricordano la manifestazione del 20 già annunciata dal Movimento 5 Stelle. Post bacchettati come fuori luogo a causa dell’etichetta politica: "Non siamo un partito ma un movimento, per fortuna – si affretta a rispondere l’utente rimproverato -. Il nostro simbolo lo possiamo esporre senza vergogna e fieramente, visto che la salvaguardia dell’ambiente è proprio una delle cinque stelle. Infine non pubblicizzavo, non ce n’è bisogno, anche se questo film, che noi organizziamo un evento e prontamente qualcun’altro si affretta ad organizzarne uno fotocopia qualche giorno prima, già l’ho visto. Noi almeno il simbolo lo esponiamo chiaramente, gli altri lo nascondono per poi tirarlo fuori dal cappello al momento opportuno".

Poco prima per un altro post – "C’è già questa manifestazione, a che pro farne una simile pochi giorni prima?" -, viene chiesta la rimozione all’amministratore della pagina con la puntuale giustificazione: "Evitiamo di dare giudizi su schieramenti, che nulla c’entrano con queste manifestazioni, ognuno mobilita come può e come vuole". Non si fa attendere la risposta piccata: "Comoda la scusa del senza bandiere, per poi metterci la propria come si fa in tanti comitati cittadini. Io mi chiedo con quale animo ambientalista hanno aderito a questa manifestazione persone che non ci penserebbero su due volte a piazzarci fuori casa quelle bombe a gas che chiamano biodigestori… benedetta coerenza!". La chiosa "Qualcuno qui, crede di avere l’esclusiva per fare una manifestazione a difesa della nostra terra" chiude il thread dai toni aspri. "Non importa quante manifestazioni facciamo e con chi. Importa avere una reazione immediata, di pancia, perché è quello che fai quando ti uccidono i cari. Il Vesuvio è nostro", è uno degli ultimi sfoghi nella pagina, mentre qualcuno lancia l’idea di unire gli eventi.

La proposta: presidio fisso sotto la prefettura, senza bandiere.

Ad entrare nel vivo del dibattito, sulla home della manifestazione del 20, è Ilaria Ascione, per anni impegnata sul fronte giuglianese contro il disastro ambientale e che, riassumendo lo stato d’animo collettivo ma anche personale per il dramma in atto, chiede un presidio fisso fuori la prefettura, senza passerelle e colori politici: "Stanotte – la sua esternazione accorata -, vuoi le condizioni di pressione atmosferica, vuoi il numero elevato di roghi, qui in Terra di nessuno, non si è respirato. Sul social impazzava la protesta. Sono anni che impazzisco sull'argomento roghi tossici (nove lunghi anni). Dapprima vagando da sola per le campagne a trovare letti di combustione o a gettarmi nel ventre di un rogo. Denunce e chiamate di pronto intervento a iosa, tanto che a un certo punto mi ritrovavo sui luoghi prima ancora dei pompieri (che sempre ringrazio). Si sono fatte manifestazioni negli anni, tante. Ho partecipato e aiutato a organizzare spesso. Fino a quando non ho avuto il voltastomaco alla vista di chi voleva dimostrare di ‘avercelo più lungo' (concedetemi la libertà ‘poetica'). Si sono fatti tavoli, tanti – prosegue Ascione – Non mi sono mai seduta. Allora poi ho portato i documentaristi in giro di tutto il mondo, per far conoscere il nostro urlo. Ho assistito impotente a milioni di euro spesi per nulla. Ho ascoltato parole vuote per anni. L’unica, e sottolineo l’unica, cosa fattiva è stata la legge sugli ecoreati. Stamattina vi leggo, stanotte vi leggevo. In privato in molti mi avete parlato di un dolore immane: il sentirsi impotenti. È un po’ che non mi getto fin dentro al ventre di un rogo, non ho partecipato nemmeno più alle ultime manifestazioni. Prometeo per me è stata l’ultima mazzata inutile. Molti si sono svegliati ora e ben vengano. Ma vi dico che ci è rimasta una sola cosa da fare: pretendere che parta l’ordine dal Governo!!! Giorno e notte davanti alla prefettura (chiaramente avvisando la questura del presidio). Giorno e notte, senza passerelle. Con la dignità dimenticata di un popolo, solo con quella".