In "Scala a San Potito", Luigi Incoronato racconta la variegata umanità – di questo si trattava, anche se perlopiù erano miserabili, straccioni, ma umani – che popolava la scalinata che collega via Pessina a Salvator Rosa negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, anni in cui a regnare erano la miseria e il degrado, sia materiale che sociale. Oggi, 70 anni più tardi, a pochi passi da quella scalinata che è ancora lì a fare da testimone, la situazione non è molto dissimile. La Galleria Principe Umberto, di fronte al Mann, il Museo Archeologico Nazionale – visitato ogni anno da centinaia di migliaia di turisti – versa in condizioni indecorose.

A spadroneggiare, oggi, sono le transenne, tubi innocenti di eterni cantieri che non solo deturpano la vista del monumento, ma che impediscono il passaggio, in alcuni punti, dei cittadini e dei turisti sopra citati, costretti ad usare soltanto una porzione ridicola di marciapiede. Ci sono poi l'immondizia e il tanfo di urina, a tratti insopportabile. La Galleria, soprattutto di notte, soprattutto quando fa freddo, è popolata da gente non molto lontana da quella descritta da Incoronato nel suo capolavoro: essere umani, che cercano riparo dalle proprie miserie, con l'unica "colpa" di non avere nessuno che si occupa di loro, proprio come nessuno sembra più occuparsi della Galleria Principe Umberto.