Miracolo inteso come intervento sovrannaturale, non lo si può definire: è la natura che fa il suo corso. Ma che lo faccia oltre le possibilità dell'azione umana impegnata a distruggere, oltre quella mano che è stata capace di violentare e devastare Madre Natura è certo. E dunque un po' miracolo lo è, effettivamente. Queste foto sono state scattate da una mano amorevole e da un occhio esperto, quello di Riccardo Motti, ricercatore di Botanica sistematica al Dipartimento di Agraria dell'Università Federico II e direttore dell’Orto Botanico del Museo delle Scienze Agrarie. Siamo sul Vesuvio, su quella terra vulcanica danneggiata – assurdo paradosso – non dal fuoco cui è naturalmente preparata, quello di una eruzione che tutti speriamo non avvenga mai, ma dai roghi appiccati non più di 10 giorni fa.  «Incurante delle chiacchiere che tutti si sentono in dovere di sciorinare, rigorosamente in silenzio la natura fa il suo sorprendente lavoro, a soli 10 giorni dal passaggio del fuoco» scrive il docente universitario su Facebook ritraendo gli spunti di foglie, essenze, fiori che a pochi giorni dalla devastazione fanno capolino da una terra arsa ma ancora incredibilmente fertile.

Vesuvio, 2.000 ettari toccati dalle fiamme.

Oggi sul vulcano c'è stato un primo sopralluogo nelle aree percorse dal fuoco in quest'ultimo periodo con l'obiettivo di raccogliere dati utili alla fase che farà seguito a quella emergenziale. Il Reparto Carabinieri Biodiversità, mentre è ancora impegnato a spegnere e a bonificare, intende già delineare gli interventi che si dovranno mettere in atto nei prossimi mesi, a partire dalla messa in sicurezza della Strada Matrone, per passare alle opere di difesa del suolo dal dissesto idrogeologico. Colpiscono i numeri: l'area del Vesuvio percorsa dal fuoco supera i 1.980 ettari. Di questa superficie, circa 960 ettari di vegetazione risultano ‘completamente distrutti', 770 ettari ‘molto danneggiati' e 250 ettari ‘leggermente danneggiati'. Sono i primi dati del gruppo di lavoro dell'Università della Campania ‘Luigi Vanvitelli', rappresentata dalle ricercatrici Assunta Esposito e Giovanna Battipaglia. Tra gli ettari ‘leggermente danneggiati' ci sono le parcelle che sono state trattate con la tecnica del ‘fuoco prescritto' nel marzo 2016. La tecnica utilizzata consiste nella riduzione del carico di combustibile fine presente in bosco con l'obiettivo specifico, in questo caso, di ridurre il rischio roghi.