Enrico Caruso a Napoli. Anno 1920
in foto: Enrico Caruso a Napoli. Anno 1920

“Una installazione artistico architettonica permanente che caratterizzi come una macchina sonora e luminosa la stazione di Scampia-Piscinola, trasformandone l’atrio di ingresso in una vera e propria piazza coperta accompagnata da uno snake porticato che, come un segno potente, allegro ed altamente iconico, diriga il pubblico verso le banchine”. È questa la descrizione del progetto presentato la settimana scorsa agli Stati generali dei trasporti e riguardante lo “Scambiapassi Enrico Caruso”. Venti giorni fa dalle colonne di Fanpage partiva l’appello a non dimenticare il celebre tenore che, innamorato di Napoli, le ha dato lustro nel mondo attraverso la sua voce talentuosa. Il pronipote Federico e lo storico carusiano Guido D’Onofrio, in un racconto tra memoria e denuncia, mettevano a nudo le mancanze istituzionali rivelatesi nelle innumerevoli promesse, finora disattese, di creare un museo dedicato a Caruso proprio nella sua città natale. Venerdì scorso, presso la Stazione Marittima di Napoli, la notizia che l’Eav, holding dei trasporti della Regione Campania, ha accolto richiamo e sollecitazione. Durante l’incontro, proiettate sulla parete della sala Calypso, sono state mostrate in anteprima le immagini del progetto del portico dorato e zincato a caldo che vuole segnalarsi “come una sorta di museo di terza generazione per la musica napoletana e le arti a partire dal grande Enrico Caruso”. Una sequenza di testi in nero sull’oro, che spiegheranno versi di canzoni, spartiti e melodie, e un “tappeto magico” di dischi di vinile ritagliati, che proietteranno un arcobaleno di luci colorate, con le figure dei protagonisti della musica. Tutto racconterà dei rapporti tra Caruso e i grandi interpreti come Dalla, Mina, Pavarotti, Pino Daniele, Eduardo Bennato e i rapper napoletani, mentre dagli altoparlanti una colonna sonora composta da frammenti musicali accompagnerà i viaggiatori che si spostano dalla fermata della metropolitana di Scampia alla stazione più in alto di Piscinola.

«Dopo aver letto l’articolo di Fanpage in cui i parenti manifestavano il dispiacere per il fatto che nella nostra città un artista napoletano che ha fatto la storia mondiale della musica non è ricordato come dovuto – spiegano il presidente dell’ottava municipalità, Apostolos Paipais, e l’assessore al Patrimonio, Welfare e alle Politiche giovanili, Alberto Patruno -, abbiamo subito pensato alla fermata Scampia-Piscinola in via di riqualificazione e contattato il presidente dell’Eav Umberto de Gregorio che, interessato, ci ha dato piena disponibilità a far nascere qui uno spazio in onore di Caruso. Durante i recenti Stati generali dei trasporti, la Regione non ha soltanto ribadito fortemente il completamento dei lavori (fermi da oltre sette anni) della stazione di interscambio nella periferia nord entro un anno, ma si è annunciata la realizzazione della galleria “Scambiapassi Enrico Caruso”. Una gioia per noi che, seppur rappresenta un piccolo gesto, vuole essere un modo per far conoscere ai giovani le nostre radici e tradizioni, un modo di fare cultura. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ora aspettiamo che anche il Comune di Napoli partecipi, ci dia un segnale».

«Il progetto è bello, le prospettive sono ottime – commenta Federico, pronipote di Caruso -, ma mi auguro che non venga meno la consapevolezza della necessità di una sorveglianza continua. Stiamo parlando di una stazione metrò, spesso queste fermate sono vandalizzate, non vorrei diventasse ricettacolo di spazzatura, luogo abbandonato alla delinquenza, com’è finito il monumento a piazza Ottocalli. Di buone intenzioni sono lastricate le strade dell’inferno. Costruire uno spazio e basta non serve, bisogna farlo vivere». “Gli spazi dello Scambiapassi potranno ospitare eventi musicali, visite, guidate, sperimentazioni artistiche e laboratori didattici… trovandosi all’altezza di circa 2,40 metri da terra, la struttura non si presterà ad atti vandalici… l’idea di Scambiapassi come un canto per l’arte è maturata nell’ambito del concetto di bellezza pubblica… un progetto di dimensione e vocazione sociale” è scritto nel progetto, ma la delusione dopo tante promesse non mantenute ha creato profonde ferite. «Su Caruso sono stati realizzati non uno, ma trenta progetti a Napoli, del museo in primis, che non hanno mai visto la luce – afferma lo storico Guido D’Onofrio -. Ricordare Caruso è doveroso per noi tutti, napoletani e non. Dopo tante amarezze ci auguriamo che quest’idea buona si concretizzi». Dov’è maggiormente la bontà dell’iniziativa? «Trasmettere Caruso attraverso gli altoparlanti – risponde D’Onofrio -. Ci sono rimaste 238 incisioni, tra opere, canzoni napoletane, romanze italiane, brani americani, spagnoli e francesi. La sua voce è la più autentica e potente testimonianza musicale e soprattutto di cultura»