Don Silverio Mura tornerà a dire messa. Dopo la sentenza di assoluzione emessa nei suoi confronti lo scorso marzo dal Tribunale ecclesiastico, è stata revocata contro di lui la misura cautelare di sospensione dall'esercizio pubblico del ministero sacerdotale, disposta nel maggio 2018 dal cardinale Crescenzio Sepe. Il parroco accusato di abusi sessuali su l'allora tredicenne Arturo Borrelli e su un'altra vittima, potrà tornare a officiare grazie alla sentenza pronunciata due mesi fa e ora passata in giudicato dopo il mancato appello da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, titolata a ricorrere contro la sentenza di primo grado, insieme al Borelli, che precisa: "Io invece Intendo presentare ricorso, ma non sono assistito da un legale rotale (un avvocato iscritto all'Albo canonico, la Rota Romana, in grado di patrocinare nel Tribunale ecclesiastico, ndr).Che dire, tuona Borrelli, io l'altra vittima lo aspettiamo in chiesa, speriamo che neanche allora, si sottrarrà a un confronto pacifico con noi".

La sentenza del Tribunale Ecclesiastico

La stessa Congregazione aveva promosso il processo ecclesiastico penale, dopo la battaglia mediatica messa in campo da Arturo Borelli e dal suo legale, Carlo Grezio, per arrivare alla verità sui presunti abusi subiti da Arturo nel 1989, quando era uno studente e Mura, il suo insegnante di religione. La revoca della misura sarà un duro colpo per Arturo Borrelli, che nel corso del suo cammino, era stato ricevuto anche da papa Francesco, in Vaticano. In quell'occasione il pontefico incoraggiò Arturo ad andare avanti nel suo percorso.

La storia di Arturo Borrelli

Le accuse contro Mura, mosse da Borrelli 30 anni dopo i fatti, erano prescritte sia per la guustizia penale che per quella canonica, ma nella vicenda c'è  stata una deroga che ha portato a celebrare ugualmente il processo ecclesiastico concluso con l'assoluzione di don Mura. "Premesso che l'umana sofferenza va sempre rispettata e compresa, ovunque si possa rinvenire, e che la vicenda giudiziaria in oggetto è stata per tanti motivo di dolore, l'Arcidiocesi di Napoli comunica che il percorso della giustizia ecclesiastica è giunto alla sua conclusione, che accogliamo in spirito di fede e di obbedienza", si legge nella nota della Curia partenopea. A scrivere la parola fine, sarà ora il Tribunale Civile per cui la sentenza ecclesiastica non ha alcun valore.