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Opinioni
L'amica geniale 3
19 Dicembre 2018
10:41

Diciamo grazie a L’Amica Geniale che ci ha fatto riscoprire la lingua napoletana

Elena Ferrante non la usò nel libro, ma per la serie tv, insieme a Saverio Costanzo, la lingua napoletana è una delle protagoniste de L’Amica Geniale. È un dialetto che ha una straordinaria potenza narrativa, evocativa, poetica, culturale. Diverso da quello cupo e imbastardito di Gomorra, il vernacolo di Lila e Lenù ci ricorda quanto sia viva e vitale la lingua della nostra terra.
A cura di Ciro Pellegrino
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L'amica geniale 3

Dobbiamo essere grati a Elena Ferrante per una cosa che non ha fatto e a Saverio Costanzo, il regista della trasposizione televisiva de L'Amica Geniale per una cosa che non ha preso dal primo libro della tetralogia che racconta la vita di Elena Greco e Lila Cerullo. Dobbiamo essere grati per il dialetto, anzi per la lingua napoletana.

La stagione iniziale della serie televisiva Hbo-Rai è interamente in vernacolo, una scelta che regista e sceneggiatori hanno condiviso con la scrittrice; questa decisione ha dato alla nostra lingua una potenza che da anni mancava. Il nostro è il dialetto di ‘O sole mio, delle commedie di Eduardo De Filippo , di una cultura pluricentenaria, i grandi produttori di serie tv lo trattano come ad esempio è stato trattato lo spagnolo in Narcos su Netflix: coi sottotitoli. Anche per la serie tv Gomorra è avvenuto lo stesso,  ma non si tratta dello stesso napoletano. La lingua partenopea dei dialoghi dell'Amica è ricercata, sintatticamente corretta, è figlia del periodo storico in cui è ambientato il racconto (gli anni Cinquanta) ed è straordinariamente ricca di vocaboli e riferimenti, senza bisogno di metafore ardite o del cupo valore impresso dai camorristi della serie ispirata al libro di Roberto Saviano.

Dunque grazie: nei successivi capitoli, La Storia del Nuovo Cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta, la trama porterà Lenuccia lontana da Napoli e il dialetto diverrà sempre più misto all'italiano, lontano dalla decisione delle frasi pronunciate nel rione; la stessa Elena Ferrante lo scrive nei libri, facendolo dire a Lenù. Dunque facciamo tesoro della potenza narrativa, evocativa, poetica, culturale, di questa straordinaria lingua: il napoletano non è mai stato così vivo e vitale.

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Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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