Resta ancora senza un nome il cadavere della donna trovato nel pomeriggio di ieri, giovedì 7 marzo, nei pressi del fiume Ufita, nel tratto in cui attraversa il territorio del comune beneventano di Apice. Al momento, l'unica certezza è che si tratti di una donna, come emerso dai primi esami esterni del medico legale effettuati sulla salma poco dopo il ritrovamento. Ma per risalire all'identità ed alle cause della morte bisognerà attendere. Non è escluso che si debba ricorrere, in estrema ipotesi, al test del dna per poterle dare finalmente un nome.

I resti della donna, ritrovati casualmente da una contadina del posto, si trovavano nei pressi del fiume Ufita, ai confini con i comuni di Montecalvo, Ariano Irpino e Melito Irpino, e non è escluso che se il ritrovamento è avvenuto vicino Apice, nel beneventano, non possa essere in realtà stato trascinato dalla corrente provenendo però dall'Irpinia. Il corpo è stato ritrovato privo delle braccia e di parte di un arto inferiore: ma al momento è impossibile stabilire se si tratti di amputazioni dovute a morte violenta, un evento accidentale, o addirittura se il corpo non sia in realtà stato dilaniato dagli animali selvatici che popolano la zona, come i lupi.

Insomma, per ora gli inquirenti brancolano nel buio. La presenza, tuttavia, dei carabinieri di Grottaminarda, giunti sul posto per coadiuvare i colleghi di Benevento e di Ariano Irpino, lascia supporre che ci possa essere un collegamento con il comune irpino, dove lo scorso 15 gennaio venne denunciata dai familiari la scomparsa di una cinquantenne del luogo, separata e disoccupata. Tutte le ipotesi, però, restano in piedi: solo l'autopsia, prevista per oggi all'ospedale Rummo di Benevento, e l'identificazione del corpo potranno dare una svolta alle indagini, che al momento non escludono alcuna pista.