Su Internet si trovano a una cinquantina di dollari, anche a meno. Imprecise, difficili da utilizzare, non certo affidabili, ma da qualche anno sono diventate una sorta di status symbol: non c'è arsenale che si rispetti che non abbia in dotazione anche qualche "penna pistola", armi rudimentali composte soltanto da canna e percussore, capaci di esplodere un proiettile di piccolo calibro. Potenzialmente mortali, anche se inadatte per gli agguati e ancora meno per le "stese". L'ultima l'hanno trovata i carabinieri della tenenza di Caivano nel Parco Verde, una delle principali roccaforti dello spaccio di droga della provincia di Napoli.

Era nascosta nel vano stenditoio di una delle palazzine, sono in corso ulteriori indagini per capire di chi fosse; con la penna pistola, a cui era stato limato il numero di matricola, c'erano anche 70 cartucce, 6 grammi circa di kobret, 2 microtelecamere e un bilancino elettronico di quelli che vengono utilizzati per confezionare le dosi di stupefacenti; probabilmente sarebbe tutto finito all'interno e attorno ad una delle piazze di spaccio nascoste tra le palazzine popolari.

In un terreno incolto vicino, alle spalle del rione Gescal, i carabinieri hanno invece trovato un'arma molto più pericolosa: un kalashnikov completo di munizioni. Era nascosto in un sacco di plastica nero, gettato tra le sterpaglie. Col fucile mitragliatore c'erano 2 caricatori pieni di proiettili. Il kalashnikov è stato sequestrato e sarà inviato ai laboratori della Scientifica per scoprire se è stato di recente utilizzato in fatti di sangue nell'area nord di Napoli o nei comuni limitrofi.