Immagine di repertorio
in foto: Immagine di repertorio

CASERTA – Tre persone sono state arrestate questa mattina dalla polizia a Caserta: si tratta di Armando, Nicola ed Antonio Diana, fratelli di 77, 51 e 51 anni, tutti e tre imprenditori casertani, ritenuti responsabili di concorso esterno all'associazione mafiosa. L'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea.

Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre avrebbero stretto un vero e proprio accordo con la fazione del clan dei Casalesi che fa capo a Michele Zagaria, per ottenere una sorta protezione e di una tranquillità operativa per poter così ottenere una posizione una posizione imprenditoriale privilegiata nel territorio ritenuto sotto controllo del clan. In cambio, stando sempre a quanto dichiarato dagli inquirenti, il clan avrebbe invece ottenuto prestazioni di vario tipo come il cambio degli assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro ritenute necessarie ad alimentare le casse dell'organizzazione camorristica. Nell'operazione di oggi, oltre alla misura cautelare dei domiciliari per i tre arrestati, è scattato anche il sequestro di tutte le società a loro riconducibili e tuttora attive: tra queste, risultano società di produzione e lavorazione materiali plastici, società immobiliari, ditte di imballaggi, esercizi commerciali, società di vendita veicoli industriali, società agricole, tutte dislocate nell'agro aversano, nel centro cittadino casertano e nelle città di Napoli e Milano.

Fino ad oggi, i Diana (tutti originari di Casapesenna, nel casertano) erano considerati veri e propri imprenditori anti-clan: Nicola ed Antonio, infatti, sono i figli di Mario, ucciso trent'anni fa dalla camorra e ritenuto essere una vittima innocente dei clan. Armando Diana risulta a sua volta imparentato con i due, essendo loro zio. Proprio per la loro fama di imprenditori anti-clan, avevano creato una fondazione che organizza eventi anti-camorra che porta proprio il nome del padre ucciso e che assegna ogni anno delle borse di studio a giovani svantaggiati. Nella loro azienda, inoltre avevano anche assunto Massimiliano Noviello, figlio dell'imprenditore Domenico altra vittima di camorra, ucciso nel 2008 dai sicari della cosiddetta "ala stragista" dei Casalesi guidata da Giuseppe Setola, detto ‘o cecato, perché aveva denunciato e fatto arrestare gli estorsori della camorra.