Il clan Mele aveva deciso di uccidere Antonio Liberti, vicino ai rivali Marfella-Pesce, per vendicare la morte di Raffaele Pisa. I killer furono avvisati da una donna della presenza dell'obiettivo in strada, gli piombarono addosso ma riuscirono solo a ferirlo gravemente. È uno dei capitoli della faida di Pianura, scoppiata tra il 2016 e il 2017 nel quartiere della periferia Ovest di Napoli, e combattuta a colpi di omicidi, raid intimidatori e attentati dinamitardi.

Su quel tentato omicidio hanno fatto luce gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli, che hanno dato un nome a mandanti, esecutori e complici. Oggi, 8 marzo, i poliziotti hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di Vincenzo Mele, 42 anni, e Lucia Sorrentino, 22 anni.

Per le indagini, l'agguato fu deciso da Vincenzo Mele mentre Lucia Sorrentino ebbe il ruolo di “specchiettista”: appostata in strada, diede il segnale ai killer quando vide arrivare Liberti. I due sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi da sparo, delitti aggravati dal metodo mafioso.

L'agguato fallito a Liberti, all'epoca 46 anni, avvenne il 9 gennaio 2017 su via Duca d'Aosta. L'uomo era appena entrato in un bar quando arrivò il killer. Un primo proiettile lo prese al petto, il secondo alla schiena mentre tentata di fuggire. Soccorso e trasportato in ospedale, Liberti fu ricoverato in prognosi riservata in gravi condizioni. Quell'agguato fu la risposta del clan per la morte di Raffaele Pisa, incensurato di 32 anni, ucciso il 13 dicembre 2016 in via Giorgio De Grassi, anche lui a Pianura, nella zona di “quelli del Cannavino”, ovvero i Marfella-Pesce. Gli spararono contro almeno quattro colpi, puntando al petto; tre i proiettili che andarono a segno. Il ragazzo era morto poco dopo l'arrivo al Pronto Soccorso dell'ospedale San Paolo.